Il gioco del vento e della luna
Francesca Ferreri Luna

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Antefatto

"Ti amo...".
Ogni volta che arrivava all'orgasmo Franco mi si avvicinava all'orecchio e mi sussurrava questa frase. Mi piaceva che lo facesse.
Quella era stata una sera un po' speciale. Franco aveva portato a casa una rivista di annunci erotici e insieme avevamo cominciato a sfogliarla. Commentavamo le immagini e i testi e sceglievamo idealmente le persone eventualmente da contattare. Fu una serata speciale perché facemmo l'amore per la prima volta non da soli ma, idealmente, con tutte le persone che ci avevano colpito leggendo la rivista.
La sera seguente, sdraiati sul letto, appoggiai la mia testa nell'incavo tra la sua spalla e il petto.
"Ti piacerebbe che anche noi mettessimo un annuncio?", chiesi sussurrando e accarezzandogli il petto liscio.
"Stai scherzando, spero?"
"Ma io intendevo per gioco...", gli risposi imbarazzata morsicandomi appena il labbro.
"Non se ne parla nemmeno". Mi morsi più forte pentita di quella richiesta.
"E' un mondo di merda. Ci son solo puttane, finti mariti disposti a tutto pur di scopare qualcuna, magnaccia..." Si scostò da me e mi guardò negli occhi.
"Ma hai una idea di quello che c'è dietro a questi annunci?"
Sfuggii i suoi occhi marroni e abbassai lo sguardo.
"No, non l'ho.... ma come è possibile che sia tutta gente disonesta..."
"Non è possibile... E' certo..."
"Però alcuni annunci sembrano sinceri..."
"Non voglio che nemmeno ti passino per la testa certe idee...", disse risoluto, accarezzandomi i capelli.
"Va bene, come non detto... però non capisco perché ti agiti tanto... Volevo solo sapere se ti sarebbe piaciuta l'idea..."
"No. Non mi piace affatto". Tornai sul mio cuscino dandogli la schiena.
La discussione finì lì ma nella mia testa continuavano ad affluire, scomposte, le immagini che avevo visto la sera prima e tanti voci mi proponevano situazioni, mi suggerivano incontri, mi coinvolgevano in fantasie che non avevo mai avuto prima di allora. Fu così che il mattino successivo presi un foglio, una penna e scrissi l'annuncio: Singola ventottenne, con marito noioso e pedante, corrisponderebbe, preferibilmente, con coppie e singole.


Tredici mesi più tardi

Una settimana ancora per completare i preparativi per l'incontro con gli agenti italiani e stranieri.
L'azienda nella quale lavoro esporta piastrelle in tutto il mondo ed io mi occupo di comunicazione. In pratica collaboro con la direzione marketing e preparo gli strumenti per la promozione dei prodotti: depliants, cataloghi, video, fotografie, comunicazioni aziendali e pubblicitarie, organizzazione di stand in fiere, relazioni esterne con distributori e clienti. Lavoro con Carlo, che si occupa di grafica e Mirella che cura i rapporti amministrativi con i fornitori. A coordinarci è la responsabile del settore, una signora avviata alla cinquantina, burbera, scontrosa e inevitabilmente antipatica. Tra di noi la chiamiamo "la capa" ed abbiamo con lei un rapporto spesso difficile in quanto non sempre riusciamo ad intenderci sul piano lavorativo e personale.
E' intoccabile. Prende direttive direttamente dal titolare dell'azienda che, nonostante la possibilità di spassarsela allegramente in qualche isola da sogno, si riempie i polmoni di polveri, veleni e umidità.
Voci di corridoio narrano di una tresca tra loro ma non ci sono mai state delle prove convincenti a conferma.
Una settimana ancora e c'erano un sacco di cose da preparare.
Carlo entrò in ufficio lisciandosi i capelli con le mani.
"Dunque, per il service luci e riprese bisogna sentire in agenzia... Ci puoi passare tu Francesca più tardi?"
"Va bene, dovevo comunque ritirare delle prove di stampa..."
"Mentre per le prenotazioni degli alberghi ecco la lista...", disse Carlo allungando un foglio a Mirella.
"C'è un problema...", continuò.
Lo guardammo in attesa che proseguisse. Ma siccome la pausa stava allungandosi chiesi di cosa si trattasse.
"E' una questione un po' delicata... la capa vorrebbe che trovassimo... diciamo... compagnia... ai clienti stranieri".
"In che senso?" chiese Mirella.
Sorrisi e guardai l'imbarazzo sulle labbra di Carlo.
"Nel senso che se qualcuno vuole trombare abbia la possibilità di farlo!", sbottò scaricandosi dalla tensione.
"Siamo ridotti a questo..." Risposi commentando la frase.
"E' la prima volta che ci viene chiesta una cosa del genere..."
"Quello che mi domando...", continuò Carlo aggiustandosi i capelli all'indietro " è se questo rientra nei nostri compiti..."
"A chi l'ha chiesto la capa?", chiesi.
"A me..."
"E allora rientra nei tuoi compiti!" Mirella si unì al mio riso.
Ci piaceva prendere in giro Carlo, la sue manìe nella scelta dei vestiti, il suo amore smodato per i propri capelli che toccava e accarezzava di continuo come a sincerarsi della loro presenza. E poi il suo atteggiamento da uomo vissuto, da chi sa come conquistare una donna. Naturalmente era tutt'altro tipo. Se per caso lo scoprivi a guardarti nella scollatura diventava rosso ed impacciato e con Mirella spesso ci divertivamo a provocarlo. Non a caso la capa aveva pensato a lui per questa incombenza.
Il problema di trovare le ragazze poteva sembrare banale ma si dimostrò molto più complicato del previsto fino a che la stessa capa decise di occuparsi lei stessa di questo aspetto.
Carlo si tranquillizzò.


Passai dall'agenzia.
Stefano mi ricevette come al solito circondandomi con un braccio attorno alle spalle e invitandomi ad uscire quella sera stessa. Ci conoscevamo ormai da diversi anni e il rapporto tra di noi era molto libero anche se non si è mai andato oltre lo scherzo e la battuta. Con Roberto, il socio, c'era più distacco e ci mantenevamo all'interno dei nostri ruoli. Quando c'era qualcosa che non andava era sempre Stefano che me lo comunicava sperando di smorzare le mie arrabbiature con il sorriso. Ma spesso non gli era sufficiente.
"Come andiamo con i cataloghi", dissi rivolgendomi a Roberto.
"Dovrebbero essere pronti all'inizio della settimana prossima. Ho indicato le correzioni e la tipografia mi ha assicurato che ce la farà".
"E i filmati?"
"I filmati saranno completi quando mi daranno le piastrelle della serie TERREROSSE; non posso far riprendere quello che non esiste. Una foto si può inventare ma se vuoi una ripresa... la piastrella deve esserci..."
Chiesi di poter fare una telefonata in produzione.
"Domani nel primo pomeriggio sono pronte. Le porto direttamente allo studio prima di venire in azienda".
"Bene...", rispose Roberto.
"Allora già che ci sei dài un'occhiata a quello che è stato fatto. Avverto Maurizio".

Lasciai l'agenzia e passai per l'ufficio postale. Recuperai la posta dalla casella. Finalmente una lettera da Valeria. Era un po' che non la sentivo. E poi una di Roberta ed Alessandro. Le misi nella borsa, in una tasca interna.
Avevo preso l'abitudine di leggere le lettere nella pausa del pranzo. Mi ritiravo in un bar abbastanza lontano dal luogo di lavoro, mi sedevo in un tavolinetto appartato e le leggevo. Mi piaceva essere sola, in un posto isolato. Riuscivo così a entrare nel racconto e viverlo con intensità. Era abbastanza normale che mi eccitassi nel leggere ciò che mi scrivevano. Anche se non era particolarmente eccitante. Ma pensare al rapporto che c'era tra noi, all'intimità che si era venuta a creare, alla complicità che con il tempo era cresciuta e rafforzata, insomma, era sempre emozionante aprire la busta, scorrere con lo sguardo le pagine, iniziare la lettura.
Di solito, dopo, cambiavo umore. Diventavo più sensibile. Cambiavo anche il modo di rapportarmi alle altre persone. Le guardavo con occhi diversi. Mi era capitato spesso di guardare Carlo, come uomo, ed immaginarmi come sarebbe potuto essere con lui. Non era il mio tipo ma questo non voleva dir nulla. Nemmeno alcuni miei corrispondenti lo erano eppure avevo vissuto con loro momenti estremamente eccitanti e coinvolgenti.
Che faccia avrebbe fatto Carlo se mi fossi avvicinata a lui ed avessi allungato la mano sul suo sesso. Cosa avrei provato io? Oppure sollevare la gonna lentamente fino a scoprirmi nuda ai suoi occhi?
Dopo la lettura delle corrispondenze mi trovavo quasi sempre a passare dei pomeriggi immaginando queste situazioni audaci. Ma non solo con Carlo, anche con altri colleghi. Anche con Mirella. Pur non avendo mai sentito il desiderio di avvicinarmi ad un altra donna dopo aver letto, in particolare le lettere di Valeria, non scartavo l'idea che potesse un giorno succedere. Cercavo di sentire dentro di me se nascevano delle emozioni nel guardarla, nello sfiorarla. E qualche volta è capitato ma credo sinceramente che sia stato soprattutto per le letture che precedevano quegli attimi.
Le mie corrispondenze avevano avuto l'effetto di farmi riconsiderare tutta la mia vita sessuale. Ho scoperto momenti, situazioni, atteggiamenti che non avevo mai preso in considerazione come possibili fonti di una emozione ed invece si rivelarono estremamente eccitanti. Ero diventata più attenta e sensibile a quello che succedeva attorno a me. E spesso un languore, dapprima indefinito, mi cresceva nel ventre fino ad occuparlo del tutto per poi salire e affaticarmi il respiro. E scendere. E bagnarmi. Una eccitazione che durava per lunghissimo tempo e a cui, volontariamente, preferivo non dare sfogo. A volte la vivevo per giorni interi. In quei momenti ero aperta alle sollecitazioni della vita e respiravo ogni più piccola sensazione. Mi sentivo viva dentro.
Cambiando me stessa avevo modificato il rapporto con Franco, mio marito. Ero diventata più sensuale, più calda, più intraprendente. E i nostri rapporti più fantasiosi, profondi e appaganti. Sarei stata pronta di affrontare con lui qualsiasi avventura. Se solo me lo avesse chiesto.
Non mi sono mai sentita in colpa per questo tradimento nei suoi confronti. In fondo che c'era di male in questo gioco? Forse non ne fruiva anche lui dei conseguenti effetti benefici? Ed è per questo motivo che non mi sono mai tirata indietro a certe richieste. Data per scontata la mia indisponibilità nel farmi riconoscere e nel non accettare incontri, tutto il resto era possibile. E sono state tante le cose che ho fatto. Per il mio piacere e per quello di chi mi leggeva.

"Ciao Maurizio, come va?"
Entrai nella sala di montaggio e appoggiai le mie labbra sulle sue guance. Eravamo amici fin da piccoli e tra di noi c'era stata anche una breve ma intensa storia d'amore. La mia prima storia. Ho ritrovato la sua amicizia diversi anni dopo quel periodo e da allora si è consolidata. E' diventato il mio confidente preferito e spesso gli racconto cose di cui nemmeno mio marito è a conoscenza. Mi capisce e soprattutto sa ascoltare.
"Ti ho portato le piastrelle, le ho in baule..."
"Ti aiuto a scaricarle..."
"Dopo, dopo... sono curiosa di vedere a che punto sei con il filmato".
Maurizio azionò il tasto del videoregistratore e le immagini riempirono i tre monitor sopra la consolle di regia.
"E allora come vanno le storie con i tuoi amanti epistolari?"
Spostai lo sguardo su di lui che mi stava guardando con aria divertita e complice.
"Bene... molto bene".
Ripresi a guardare le immagini. Maurizio si alzò e mi lasciò sola nella stanza a guardare il filmato. Qualche minuto dopo tornò. Il filmato era finito e c'erano ancora parecchie cose da mettere a posto.
"Ce la farai per mercoledì?", chiesi preoccupata.
"Forse sì..."
"Cosa vuol dire forse? Deve essere finito!",conclusi categorica cercando una conferma nei suoi occhi verdi.
Rise e inquadrandomi con una piccola telecamera cominciò a canzonarmi.
"Su, su racconta... racconta i tuoi desideri perversi..."
Cercai di sfuggire alla sua ripresa appoggiando una mano sull'obiettivo. Ridevo.
Mi si avvicinò di più, scostando il mio tentativo di nascondermi.
"Su, su facci vedere... facci vedere cosa nascondi qui sotto..."
Mi lasciai andare su una sedia con le ruote che mi portò fino in fondo alla stanza. Cercai di coprirmi la scollatura con le mani. Maurizio era sopra di me con quell'indiscreto occhio elettronico che cercava impazzito qualcosa di intimo da riprendere.
"E piantala, dài...", pregai non troppo convinta.
"Vogliamo di più, di più..."
Raccolsi le gambe con le braccia per un ultimo tentativo di sottrarmi alla sua ripresa.
"Di più..."
Sentivo l'obiettivo cercare di entrare tra le ginocchia e il petto. Una mano si appoggiò sulla mia coscia scoperta dalla gonna e repentinamente arrivò al sesso. Fu un attimo. Un attimo nel quale non riuscii a trattenere una sberla che lo colpì in pieno viso facendogli cadere gli occhiali a terra. Si ritirò barcollando mentre un gelido silenzio occupò la stanza. Ci guardammo negli occhi e per togliermi da quell'imbarazzo mi alzai.
"Vado in bagno un attimo...", e uscendo dalla porta "intanto puoi scaricare le piastrelle..."
Tornai poco dopo. Lo trovai impacciato e con un velo di tristezza che gli copriva lo sguardo.
"Mi dispiace, Francesca… mi sono lasciato prendere un po' dalla situazione e..."
Sentivo che ci era rimasto male, sinceramente. Mi sentivo un po' in colpa anch'io. Non ne avevo motivo ma era così. Cambiai argomento.
"Le piastrelle le hai viste. Stai attento che voglio che il riflesso sia evidenziato. E' la caratteristica di questa collezione. Per il resto sai cosa devi fare. Dimmi qualcosa quando sei pronto che vengo a dare l'ok definitivo".
Maurizio aveva lo sguardo abbassato e nervosamente cercava di raddrizzare una stanghetta degli occhiali. Il senso di colpa mi prese definitivamente e mi avvicinai appoggiandogli una mano sulla spalla. Feci per dirgli qualcosa di simpatico che sdrammatizzasse la situazione quando si voltò verso di me. Il suo viso verso il mio. La sua bocca verso la mia. Appoggiai le mie labbra e mi persi tra le sue, abbandonandomi ad un bacio breve ma profondo. La tensione si sciolse insieme alle nostre bocche. Uscii di fretta dallo studio senza nemmeno voltarmi con già nell'animo il rimorso di quello che avevo fatto.
Mentre guidavo fui assalita dall'inquietudine per un interrogativo a cui non riuscivo a dare una risposta convincente. Ero stata trascinata a lui dal dispiacere di averlo offeso o dal desiderio di un contatto? La risposta l'ho avuta un'ora dopo. Mi stavo spogliando e sentivo ancora il suo sapore, la sua lingua giocare e rincorrere la mia, il suo corpo premere contro il mio, il suo sesso crescere contro il mio ventre. Mi sono accorta di essere bagnata e quella mia eccitazione non lasciava dubbi. Era il mio corpo che mi aveva spinto verso di lui. Mi sono buttata sotto l'acqua cercando di non pensare, ma le mani incontravano capezzoli ritti, pelle particolarmente sensibile. Mi sono ritrovata con la schiena appoggiata alla parte, le gambe divaricate, una mano che stringeva un seno, l'altra che mi apriva e sfiorava. Mi sono lasciata scivolare fino ad arrivare a terra. Avevo la sua bocca sulla mia, sui miei seni, sul mio sesso, sentivo le sue mani cercarmi, aprirmi, possedermi. Ho avuto un orgasmo forte, intenso, ma nonostante quello non riuscii a rilassarmi. Ero ancora eccitata.