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Antefatto
"Ti amo...".
Ogni volta che arrivava all'orgasmo Franco mi si avvicinava all'orecchio e
mi sussurrava questa frase. Mi piaceva che lo facesse.
Quella era stata una sera un po' speciale. Franco aveva portato a casa una
rivista di annunci erotici e insieme avevamo cominciato a sfogliarla.
Commentavamo le immagini e i testi e sceglievamo idealmente le persone
eventualmente da contattare. Fu una serata speciale perché facemmo
l'amore per la prima volta non da soli ma, idealmente, con tutte le
persone che ci avevano colpito leggendo la rivista.
La sera seguente, sdraiati sul letto, appoggiai la mia testa nell'incavo
tra la sua spalla e il petto.
"Ti piacerebbe che anche noi mettessimo un annuncio?", chiesi
sussurrando e accarezzandogli il petto liscio.
"Stai scherzando, spero?"
"Ma io intendevo per gioco...", gli risposi imbarazzata
morsicandomi appena il labbro.
"Non se ne parla nemmeno". Mi morsi più forte pentita di quella
richiesta.
"E' un mondo di merda. Ci son solo puttane, finti mariti disposti a
tutto pur di scopare qualcuna, magnaccia..." Si scostò da me e mi
guardò negli occhi.
"Ma hai una idea di quello che c'è dietro a questi annunci?"
Sfuggii i suoi occhi marroni e abbassai lo sguardo.
"No, non l'ho.... ma come è possibile che sia tutta gente
disonesta..."
"Non è possibile... E' certo..."
"Però alcuni annunci sembrano sinceri..."
"Non voglio che nemmeno ti passino per la testa certe idee...",
disse risoluto, accarezzandomi i capelli.
"Va bene, come non detto... però non capisco perché ti agiti
tanto... Volevo solo sapere se ti sarebbe piaciuta l'idea..."
"No. Non mi piace affatto". Tornai sul mio cuscino dandogli la
schiena.
La discussione finì lì ma nella mia testa continuavano ad affluire,
scomposte, le immagini che avevo visto la sera prima e tanti voci mi
proponevano situazioni, mi suggerivano incontri, mi coinvolgevano in
fantasie che non avevo mai avuto prima di allora. Fu così che il mattino
successivo presi un foglio, una penna e scrissi l'annuncio: Singola
ventottenne, con marito noioso e pedante, corrisponderebbe,
preferibilmente, con coppie e singole.
Tredici mesi più tardi
Una settimana ancora per completare i
preparativi per l'incontro con gli agenti italiani e stranieri.
L'azienda nella quale lavoro esporta piastrelle in tutto il mondo ed io mi
occupo di comunicazione. In pratica collaboro con la direzione marketing e
preparo gli strumenti per la promozione dei prodotti: depliants,
cataloghi, video, fotografie, comunicazioni aziendali e pubblicitarie,
organizzazione di stand in fiere, relazioni esterne con distributori e
clienti. Lavoro con Carlo, che si occupa di grafica e Mirella che cura i
rapporti amministrativi con i fornitori. A coordinarci è la responsabile
del settore, una signora avviata alla cinquantina, burbera, scontrosa e
inevitabilmente antipatica. Tra di noi la chiamiamo "la capa" ed
abbiamo con lei un rapporto spesso difficile in quanto non sempre
riusciamo ad intenderci sul piano lavorativo e personale.
E' intoccabile. Prende direttive direttamente dal titolare dell'azienda
che, nonostante la possibilità di spassarsela allegramente in qualche
isola da sogno, si riempie i polmoni di polveri, veleni e umidità.
Voci di corridoio narrano di una tresca tra loro ma non ci sono mai state
delle prove convincenti a conferma.
Una settimana ancora e c'erano un sacco di cose da preparare.
Carlo entrò in ufficio lisciandosi i capelli con le mani.
"Dunque, per il service luci e riprese bisogna sentire in agenzia...
Ci puoi passare tu Francesca più tardi?"
"Va bene, dovevo comunque ritirare delle prove di stampa..."
"Mentre per le prenotazioni degli alberghi ecco la lista...",
disse Carlo allungando un foglio a Mirella.
"C'è un problema...", continuò.
Lo guardammo in attesa che proseguisse. Ma siccome la pausa stava
allungandosi chiesi di cosa si trattasse.
"E' una questione un po' delicata... la capa vorrebbe che
trovassimo... diciamo... compagnia... ai clienti stranieri".
"In che senso?" chiese Mirella.
Sorrisi e guardai l'imbarazzo sulle labbra di Carlo.
"Nel senso che se qualcuno vuole trombare abbia la possibilità di
farlo!", sbottò scaricandosi dalla tensione.
"Siamo ridotti a questo..." Risposi commentando la frase.
"E' la prima volta che ci viene chiesta una cosa del genere..."
"Quello che mi domando...", continuò Carlo aggiustandosi i
capelli all'indietro " è se questo rientra nei nostri
compiti..."
"A chi l'ha chiesto la capa?", chiesi.
"A me..."
"E allora rientra nei tuoi compiti!" Mirella si unì al mio
riso.
Ci piaceva prendere in giro Carlo, la sue manìe nella scelta dei vestiti,
il suo amore smodato per i propri capelli che toccava e accarezzava di
continuo come a sincerarsi della loro presenza. E poi il suo atteggiamento
da uomo vissuto, da chi sa come conquistare una donna. Naturalmente era
tutt'altro tipo. Se per caso lo scoprivi a guardarti nella scollatura
diventava rosso ed impacciato e con Mirella spesso ci divertivamo a
provocarlo. Non a caso la capa aveva pensato a lui per questa incombenza.
Il problema di trovare le ragazze poteva sembrare banale ma si dimostrò
molto più complicato del previsto fino a che la stessa capa decise di
occuparsi lei stessa di questo aspetto.
Carlo si tranquillizzò.
Passai dall'agenzia.
Stefano mi ricevette come al solito circondandomi con un braccio attorno
alle spalle e invitandomi ad uscire quella sera stessa. Ci conoscevamo
ormai da diversi anni e il rapporto tra di noi era molto libero anche se
non si è mai andato oltre lo scherzo e la battuta. Con Roberto, il socio,
c'era più distacco e ci mantenevamo all'interno dei nostri ruoli. Quando
c'era qualcosa che non andava era sempre Stefano che me lo comunicava
sperando di smorzare le mie arrabbiature con il sorriso. Ma spesso non gli
era sufficiente.
"Come andiamo con i cataloghi", dissi rivolgendomi a Roberto.
"Dovrebbero essere pronti all'inizio della settimana prossima. Ho
indicato le correzioni e la tipografia mi ha assicurato che ce la
farà".
"E i filmati?"
"I filmati saranno completi quando mi daranno le piastrelle della
serie TERREROSSE; non posso far riprendere quello che non esiste. Una foto
si può inventare ma se vuoi una ripresa... la piastrella deve
esserci..."
Chiesi di poter fare una telefonata in produzione.
"Domani nel primo pomeriggio sono pronte. Le porto direttamente allo
studio prima di venire in azienda".
"Bene...", rispose Roberto.
"Allora già che ci sei dài un'occhiata a quello che è stato fatto.
Avverto Maurizio".
Lasciai l'agenzia e passai per l'ufficio postale. Recuperai la posta dalla
casella. Finalmente una lettera da Valeria. Era un po' che non la sentivo.
E poi una di Roberta ed Alessandro. Le misi nella borsa, in una tasca
interna.
Avevo preso l'abitudine di leggere le lettere nella pausa del pranzo. Mi
ritiravo in un bar abbastanza lontano dal luogo di lavoro, mi sedevo in un
tavolinetto appartato e le leggevo. Mi piaceva essere sola, in un posto
isolato. Riuscivo così a entrare nel racconto e viverlo con intensità.
Era abbastanza normale che mi eccitassi nel leggere ciò che mi
scrivevano. Anche se non era particolarmente eccitante. Ma pensare al
rapporto che c'era tra noi, all'intimità che si era venuta a creare, alla
complicità che con il tempo era cresciuta e rafforzata, insomma, era
sempre emozionante aprire la busta, scorrere con lo sguardo le pagine,
iniziare la lettura.
Di solito, dopo, cambiavo umore. Diventavo più sensibile. Cambiavo anche
il modo di rapportarmi alle altre persone. Le guardavo con occhi diversi.
Mi era capitato spesso di guardare Carlo, come uomo, ed immaginarmi come
sarebbe potuto essere con lui. Non era il mio tipo ma questo non voleva
dir nulla. Nemmeno alcuni miei corrispondenti lo erano eppure avevo
vissuto con loro momenti estremamente eccitanti e coinvolgenti.
Che faccia avrebbe fatto Carlo se mi fossi avvicinata a lui ed avessi
allungato la mano sul suo sesso. Cosa avrei provato io? Oppure sollevare
la gonna lentamente fino a scoprirmi nuda ai suoi occhi?
Dopo la lettura delle corrispondenze mi trovavo quasi sempre a passare dei
pomeriggi immaginando queste situazioni audaci. Ma non solo con Carlo,
anche con altri colleghi. Anche con Mirella. Pur non avendo mai sentito il
desiderio di avvicinarmi ad un altra donna dopo aver letto, in particolare
le lettere di Valeria, non scartavo l'idea che potesse un giorno
succedere. Cercavo di sentire dentro di me se nascevano delle emozioni nel
guardarla, nello sfiorarla. E qualche volta è capitato ma credo
sinceramente che sia stato soprattutto per le letture che precedevano
quegli attimi.
Le mie corrispondenze avevano avuto l'effetto di farmi riconsiderare tutta
la mia vita sessuale. Ho scoperto momenti, situazioni, atteggiamenti che
non avevo mai preso in considerazione come possibili fonti di una emozione
ed invece si rivelarono estremamente eccitanti. Ero diventata più attenta
e sensibile a quello che succedeva attorno a me. E spesso un languore,
dapprima indefinito, mi cresceva nel ventre fino ad occuparlo del tutto
per poi salire e affaticarmi il respiro. E scendere. E bagnarmi. Una
eccitazione che durava per lunghissimo tempo e a cui, volontariamente,
preferivo non dare sfogo. A volte la vivevo per giorni interi. In quei
momenti ero aperta alle sollecitazioni della vita e respiravo ogni più
piccola sensazione. Mi sentivo viva dentro.
Cambiando me stessa avevo modificato il rapporto con Franco, mio marito.
Ero diventata più sensuale, più calda, più intraprendente. E i nostri
rapporti più fantasiosi, profondi e appaganti. Sarei stata pronta di
affrontare con lui qualsiasi avventura. Se solo me lo avesse chiesto.
Non mi sono mai sentita in colpa per questo tradimento nei suoi confronti.
In fondo che c'era di male in questo gioco? Forse non ne fruiva anche lui
dei conseguenti effetti benefici? Ed è per questo motivo che non mi sono
mai tirata indietro a certe richieste. Data per scontata la mia
indisponibilità nel farmi riconoscere e nel non accettare incontri, tutto
il resto era possibile. E sono state tante le cose che ho fatto. Per il
mio piacere e per quello di chi mi leggeva.
"Ciao Maurizio, come va?"
Entrai nella sala di montaggio e appoggiai le mie labbra sulle sue guance.
Eravamo amici fin da piccoli e tra di noi c'era stata anche una breve ma
intensa storia d'amore. La mia prima storia. Ho ritrovato la sua amicizia
diversi anni dopo quel periodo e da allora si è consolidata. E' diventato
il mio confidente preferito e spesso gli racconto cose di cui nemmeno mio
marito è a conoscenza. Mi capisce e soprattutto sa ascoltare.
"Ti ho portato le piastrelle, le ho in baule..."
"Ti aiuto a scaricarle..."
"Dopo, dopo... sono curiosa di vedere a che punto sei con il
filmato".
Maurizio azionò il tasto del videoregistratore e le immagini riempirono i
tre monitor sopra la consolle di regia.
"E allora come vanno le storie con i tuoi amanti epistolari?"
Spostai lo sguardo su di lui che mi stava guardando con aria divertita e
complice.
"Bene... molto bene".
Ripresi a guardare le immagini. Maurizio si alzò e mi lasciò sola nella
stanza a guardare il filmato. Qualche minuto dopo tornò. Il filmato era
finito e c'erano ancora parecchie cose da mettere a posto.
"Ce la farai per mercoledì?", chiesi preoccupata.
"Forse sì..."
"Cosa vuol dire forse? Deve essere finito!",conclusi categorica
cercando una conferma nei suoi occhi verdi.
Rise e inquadrandomi con una piccola telecamera cominciò a canzonarmi.
"Su, su racconta... racconta i tuoi desideri perversi..."
Cercai di sfuggire alla sua ripresa appoggiando una mano sull'obiettivo.
Ridevo.
Mi si avvicinò di più, scostando il mio tentativo di nascondermi.
"Su, su facci vedere... facci vedere cosa nascondi qui sotto..."
Mi lasciai andare su una sedia con le ruote che mi portò fino in fondo
alla stanza. Cercai di coprirmi la scollatura con le mani. Maurizio era
sopra di me con quell'indiscreto occhio elettronico che cercava impazzito
qualcosa di intimo da riprendere.
"E piantala, dài...", pregai non troppo convinta.
"Vogliamo di più, di più..."
Raccolsi le gambe con le braccia per un ultimo tentativo di sottrarmi alla
sua ripresa.
"Di più..."
Sentivo l'obiettivo cercare di entrare tra le ginocchia e il petto. Una
mano si appoggiò sulla mia coscia scoperta dalla gonna e repentinamente
arrivò al sesso. Fu un attimo. Un attimo nel quale non riuscii a
trattenere una sberla che lo colpì in pieno viso facendogli cadere gli
occhiali a terra. Si ritirò barcollando mentre un gelido silenzio occupò
la stanza. Ci guardammo negli occhi e per togliermi da quell'imbarazzo mi
alzai.
"Vado in bagno un attimo...", e uscendo dalla porta
"intanto puoi scaricare le piastrelle..."
Tornai poco dopo. Lo trovai impacciato e con un velo di tristezza che gli
copriva lo sguardo.
"Mi dispiace, Francesca… mi sono lasciato prendere un po' dalla
situazione e..."
Sentivo che ci era rimasto male, sinceramente. Mi sentivo un po' in colpa
anch'io. Non ne avevo motivo ma era così. Cambiai argomento.
"Le piastrelle le hai viste. Stai attento che voglio che il riflesso
sia evidenziato. E' la caratteristica di questa collezione. Per il resto
sai cosa devi fare. Dimmi qualcosa quando sei pronto che vengo a dare l'ok
definitivo".
Maurizio aveva lo sguardo abbassato e nervosamente cercava di raddrizzare
una stanghetta degli occhiali. Il senso di colpa mi prese definitivamente
e mi avvicinai appoggiandogli una mano sulla spalla. Feci per dirgli
qualcosa di simpatico che sdrammatizzasse la situazione quando si voltò
verso di me. Il suo viso verso il mio. La sua bocca verso la mia.
Appoggiai le mie labbra e mi persi tra le sue, abbandonandomi ad un bacio
breve ma profondo. La tensione si sciolse insieme alle nostre bocche.
Uscii di fretta dallo studio senza nemmeno voltarmi con già nell'animo il
rimorso di quello che avevo fatto.
Mentre guidavo fui assalita dall'inquietudine per un interrogativo a cui
non riuscivo a dare una risposta convincente. Ero stata trascinata a lui
dal dispiacere di averlo offeso o dal desiderio di un contatto? La
risposta l'ho avuta un'ora dopo. Mi stavo spogliando e sentivo ancora il
suo sapore, la sua lingua giocare e rincorrere la mia, il suo corpo
premere contro il mio, il suo sesso crescere contro il mio ventre. Mi sono
accorta di essere bagnata e quella mia eccitazione non lasciava dubbi. Era
il mio corpo che mi aveva spinto verso di lui. Mi sono buttata sotto
l'acqua cercando di non pensare, ma le mani incontravano capezzoli ritti,
pelle particolarmente sensibile. Mi sono ritrovata con la schiena
appoggiata alla parte, le gambe divaricate, una mano che stringeva un
seno, l'altra che mi apriva e sfiorava. Mi sono lasciata scivolare fino ad
arrivare a terra. Avevo la sua bocca sulla mia, sui miei seni, sul mio
sesso, sentivo le sue mani cercarmi, aprirmi, possedermi. Ho avuto un
orgasmo forte, intenso, ma nonostante quello non riuscii a rilassarmi. Ero
ancora eccitata.
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