Il braccialetto
Frederica Alleyn

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CAPITOLO PRIMO

Kristina Masterton, presa l'ultima copia di Publishing News, ne studiò con attenzione l'articolo di prima pagina: "Kristina va fino in fondo" strepitava ai quattro venti il titolo e sotto seguiva un'accurata, seppur poco lusinghiera, descrizione del modo con cui aveva gestito l'asta del nuovo thriller di Martin Templar. "L'affascinante Kristina ha in seguito affermato di ritenersi molto soddisfatta per come sono andate le cose," - concludeva con tono evidentemente sarcastico - "e, questo, fa meditare alquanto su cosa ci vuole per renderla felice."
Con un sospiro Kristina ripose l'involto di carta patinata sulla sua scrivania e si allungò comodamente sulla sedia. Era per certo un buon articolo, con persino un suo bel ritratto a corredo, e, nonostante i commenti fossero un tantino pungenti, lei comunque conosceva la verità e sapeva di trovarsi dalla parte del giusto.
Tentò invano di rammentare quando era stata l'ultima volta che si era sentita veramente "felice" a proposito di qualcosa. Secondo riviste e giornali, lei era la rampante donna d'affari che, alla precoce età di 26 anni, aveva già avuto tutto dalla vita. Durante le sue trattative spingeva notoriamente molto forte per vendere al meglio i propri clienti, ma daltronde questo era il puro e semplice mestiere dell'agente letterario e fare di meno sarebbe stato davvero imperdonabile. Esattamente, poi, perchÈ avesse avuto successo tanto presto ancora non lo capiva. Una combinazione di fortuna e di duro lavoro, probabilmente. Il problema, se di problema si poteva trattare, era che lei ben sapeva della sorte benigna che l'aveva favorita e del notevole successo conquistato ma era anche lucidamente conscia che, nonostante ciò che si diceva, non "aveva avuto tutto" affatto. Qualcosa - sentiva - stava svanendo dalla sua vita; di che si trattasse, però, non riusciva ancora bene a focalizzarlo.
Stava con Ben, un copywriter pubblicitario, da circa quattro anni ed ora condividevano un piccolo grazioso appartamentino dalle parti di Chelsea, che aveva risistemato esattamente come aveva voluto lei. Ben era un tipo certo piuttosto disponibile e, poichÈ il gusto di Kristina si era limitato a pulite linee continue ed alla scelta di calmi colori neutri, lui non aveva avuto motivo alcuno per recriminazioni di sorta. Adesso - riteneva - Ben aveva pur sempre una casa confortevole ed accogliente dove tornare alla fine della giornata ed, inoltre, durante i quattro anni spesi in comune avevano reciprocamente assaporato una soddisfacente vita sessuale. Non che quest'ultima si fosse ritagliata una parte particolarmente importante nel loro menage è vero ma, dopo quattro anni insieme, non era probabilmente quella la norma per tutte le coppie del mondo?
Il telefonò gracchiò e lei subitaneamente ne sollevò il ricevitore, estremamente grata per quella provvidenziale interruzione. Era sorpresa poiché in realt‡, riflettendoci meglio, giudicava la sua vita sessuale con Ben un poco deprimente; con un'illuminazione di tal fatta, però, in quel momento non aveva affatto voglia di confrontarsi.
"Kristina? Ciao, sono Lucrezia. Hai qualche minuto? Sono nei guai..."
Le dita di Kristina si strinsero istintivamente intorno alla cornetta. Lucrezia era indubbiamente una tra le sue migliori fonti di guadagno. Produceva delle operette commerciali alla media di due all'anno che vendevano ovunque e maledettamente bene, ma era anche una cliente piuttosto impegnativa. In quel preciso momento le dita dell'autrice languivano inerti sulla tastiera del suo word processor, ed al telefono con Kristina si lamentò per l'appunto di quel blocco creativo ormai ineluttabilmente certa che mai più sarebbe rientrata nella lista dei best-sellers. Dopo una buona mezz'ora di lagnanze varie parve riavviarsi finalmente al computer, soddisfatto il proprio ego smisurato, lanciatasi a briglia sciolta in un biblico diluvio di parole e fatto emergere cos" come per incanto un altro capitolo per il suo pubblico adorato, lasciando Kristina prosciugata come uno straccio e quasi sull'orlo del crollo nervoso.
"Certo, Lucrezia; tu sai che sono sempre qui, a tua completa disposizione..." sussurrava Kristina col suo tono di voce più rassicurante, fissando fuori, lontano, ben oltre la finestra del suo ufficio, nel tentativo in qualche modo di non annegare in quella terrificante cascata di parole. Mormorandole ad intervalli regolari "sicuro che ce la farai," e "ma sai bene che tutti ti adorano," costrinse i suoi pensieri a prendere il sopravvento.
Se realmente "aveva avuto tutto" - cogitava - allora avrebbe anche potuto considersi felice. Perché, allora, si svegliava ogni mattina in quello stato di lieve ma perenne irritazione e perché doveva addirittura sforzarsi per andare in ufficio? Un tempo era solita salutare con entusiasmo il nuovo giorno che veniva, sempre impaziente di andare "fino in fondo", esattamente come il Publishing News aveva titolato. Ma lei amava ancora il suo lavoro, ed ogni volta rifioriva dal nulla proprio grazie a quel profluvio di adrenalina che solo la vendita ferocemente contrastata di un libro poteva darle. Quindi, qual'era il problema?
"Pensi che potrebbe andare, Kristina?" chiese Lucrezia mestamente.
Colpevolmente Kristina realizzò di non avere la più pallida idea di cosa la sua cliente stesse ora cianciando. "Naturalmente che funzionerà, Crezia," profer" con inaspettato calore. "Segui il tuo istinto, cara. Alla fine tu azzecchi sempre la cosa giusta, e del resto le vendite dovrebbero rassicurarti ampiamente al riguardo!"
"Sei un angelo, davvero," si entusiasmò Lucrezia. "Non so proprio cosa farei senza di te. Tornerò dritta di filato al lavoro, ed il tuo nome avrà il primo posto nella mia lista dei ringraziamenti, te lo prometto."
"Non c'è bisogno di arrivare a tanto, Crezia!" Kristina trattenne a stento il riso sapendo bene come si trattasse della solita promessa mai poi regolarmente mantenuta. "Fa parte del mio lavoro darti una mano."
"Non solo lavoro, spero." ricambiò l'altra. "Io, invece, penso a te come alla parte migliore di me, alla mia grande fonte di saggezza."
"Grazie, è molto generoso da parte tua ma del tutto falso. Tu devi ogni cosa a te stessa, e lo sai bene, tuttavia se qualche volta la sottoscritta ti può essere d'aiuto... ebbene, mi fa molto piacere. Devo andare ora, l'altro telefono sta suonando. Ci sentiamo presto."
Con grande sollievo rimpiazzò un ricevitore con l'altro. A volte, giusto mentre dialogava con Lucrezia, non mancava di stupirsi di come su tutto il pianeta fosse proprio quella donna la venditrice di sé stessa più abile ed esperta. Fortunatamente sapeva impiegare parole migliori nei romanzi che scriveva che nei discorsi che teneva, laddove pessimi luoghi comuni precipitavano abbondanti dalle sue labbra come grandine dal cielo.
"Basta cosÏ"!" urlÚò Kristina prima di riattaccare. "Ti stai comportando come un villano, e senza motivo alcuno. Non è colpa sua se oggi ti sei svegliato con la luna di traverso. Lavora sodo e si merita tutto quello che guadagna."
"Chi?" chiese la segretaria entrando puntuale con l'abituale caffË, oscillando pericolosamente sui suoi ordinari, masochistici tacchi a spillo.
"Lucrezia Forrest."
La ragazza rise. "Nessuno vale tanto denaro! È tutto okay?" aggiunse. "Ti vedo un pò stanca."
"Sto bene, grazie, almeno a salute. Ma non so, Sue, è che a volte mi sento cos" perplessa e disorientata, a proposito di tutto. Ti capitano mai dei giorni cos"?"
Sue, che aveva 19 anni e lavorava con Kristina da due, scosse la testa dall'alto del suo corpo statuario. "In verità, no; sai, io trovo la vita cos" divertente. Amo il mio lavoro ed amo David. Non potrei proprio volere di più... A proposito, non dimenticarti di chiamare l'editore di Claire Webster per la copertina del suo nuovo libro. Oggi mi ha già telefonato un paio di volte almeno, per vedere se ti sta riuscendo a persuaderli che lei non la trova affatto convincente."
"Certo, non l'avrei scordato, ma non ho nessuna intenzione di tornare alla carica adesso. Grazie comunque, Sue."
"Di cosa?"
Kristina sorrise mangiandosela con gli occhi. "Per avermi indicato la direzione giusta."
Sue la squadrò sorpresa. "Sono qui per questo, e so bene che le copertine di quel libro non sono certo in testa alla tua lista di priorità."
Non appena la segretaria se ne fu andata, Kristina ruotò la seggiola ed il suo sguardo prese a vagare all'esterno, vagabondando sopra i tetti della City. Non aveva nessuna voglia di discutere delle copertine del libro, e non aveva certo intenzione che Sue se ne accorgesse. No, era interessata piuttosto al fatto che la ragazza l'avesse messa chiaramente di fronte ad una situazione piuttosto spiacevole. Si era abituata a Ben, insieme conducevano un'esistenza confortevole e si sentivano entrambi a loro agio, ma lei non era mica certa, mettendosi la classica mano sul cuore, di poter dire - come Sue aveva appena proclamato - di amare il suo uomo. "Ma lo aveva amato mai?" si sorprese a parlare ad alta voce mentre allungava ancora la mano verso il telefono.
Iniziò vivacemente a chiarire all'editore dell'ultimo libro di Claire di come quella dannata copertina avrebbe probabilmente causato un calo nelle vendite di non meno del 25%, ed allora entrò finalmente in una delle sue tipiche giornate febbrili e non ebbe più tempo per considerare oltre quel suo momento di crudele verità, che venne però solo momentaneamente accantonato più che definitivamente archiviato. Le era ormai lampante - al contrario di quanto affermava l'articolo - che lei, dalla vita, non "aveva avuto tutto". Per niente.

Quando alle sette fece ritorno a casa, Ben era già l"; in jeans e polo a collo alto intento a preparare non so quale diavoleria cinese. Normalmente era lieta di non doversi preoccupare della cucina, ma quella sera provò un'inusitata crescente irritazione nel vederlo cos" beatamente impegnato nelle faccende domestiche.
"Ero io di cucina, questa sera," gli fece notare mentre appendeva il suo soprabito beige di cashmere.
Ben fece un cenno di assenso. "Lo so, lo so, ma io ero in anticipo e tu in ritardo e cos"... perché aspettare?"
"Tornando a casa ho comprato della pasta fresca. Ho anche perso un sacco di tempo per scegliere tutti gli ingredienti per il sugo e..."
"Benissimo, la faremo domani." replicò Ben. "Che ti prende? Brutta giornata?"
"Domani non possiamo, andiamo fuori a cena con Jacqueline e William, non ricordi?" replicò acida Kristina.
"Okay, allora buttala via. Non sarà poi un grosso spreco, non trovi? Usciamo con loro domani? Cos'è, un compleanno o una promozione?"
"Né l'uno né l'altro, per quanto ne sappia." confessò lei, nel tentativo di non trattarlo troppo male dal momento che stava solo cercando di esserle d'aiuto. Dopo tutto, le donne di mezzo Paese non stavano forse sbraitando per l'Uomo Nuovo disponibile a sobbarcarsi, al pari della Mogliettina Graziosa, gli svariati lavori di casa? Perché, quindi, lamentarsi quando lei aveva esattamente ciò che le altre le avrebbero ferocemente invidiato? Perché non è quello che voglio io, le sugger" una vocina all'orecchio.
"E di che si tratta, allora?" insistette Ben, mentre estraeva dal forno i piatti che aveva preriscaldato e servendo in tavola con velocità e cura.
"Mmm... Sento che hanno intenzione di annunciare il loro fidanzamento." azzardò Kristina. "Non che Jackie si sia lasciata sfuggire qualcosa con me, ma al telefono suonava piuttosto compiaciuta e, del resto, vivono insieme già da cinque anni. Il matrimonio pare il passo logico."
"E certamente lo è." rispose Ben, lanciandole un'occhiata allusiva.
"Sono tuttavia sorpresa." aggiunse frettolosamente la donna. "Non me lo sarei aspettato da lei, perché Jackie - esattamente come la sottoscritta - ha sempre avversato il fatto di doversi sposarsi. Come infatti noi spesso giustamente ripetiamo: perché lasciare ciò che funziona?"
"Ma io non sono più cos" sicuro..."
"Apri il vino, per favore." lo interruppe Kristina, tanto per distoglierlo da quelle inquietanti risoluzioni. "È delizioso, Ben, veramente. Ora capisco perché prima ti ho trattato cos" male: sei un cuoco migliore di me!" Ben sorrise compiaciuto, non poteva negarlo. Ed illogicamente questo atteggiamento di lui fin" col contrariare lei. Era indubbiamente il cuoco migliore della casa ma non avrebbe dovuto ammetterlo tanto in fretta. Proprio no.
Più tardi quella sera, non appena Kristina si fu seduta con l'intenzione di leggersi il manoscritto che, merce rara, uno dei suoi "esterni" aveva definito intelligente ed addirittura originale, Ben subito ne approfittò per accovacciarsi sul sofà vicino a lei.
"Giornata no?" le chiese mellifluo.
Cap" subito le intenzioni di lui. "No, non particolarmente." rispose lei.
"Bèh, che ne pensi allora di concederci una nottatina un pò anticipata?" sussurrò baciandole lo splendido collo. Le baciava sempre il collo prima, quando aveva voglia di fottere.
Lei abbandonò docile il manoscritto. "Mi sembra una buona idea." biascicò con voce improvvisamente arrochitasi.
Ben fece l'atto di aiutarla a rimettersi in piedi. Kristina lo guardava. "Perché non qui?"
"Il sofà non è il posto più confortevole; preferisco il letto," brontolò lui. "Per te è diverso... non sei alta 1, 85."
Avrebbe dovuto saperlo che Ben non sarebbe stato d'accordo con lei, ma per una volta reclamava qualcosa di diverso, qualcosa di più eccitante della solita routine di coppia che aveva iniziato a stancarla lasciandola, alla fine, puntualmente insoddisfatta. "In bagno allora? Sul tappeto nuovo! C'è un sacco di spazio l"."
"Ma, Kristina, abbiamo un letto meraviglioso... " protestò ancora Ben.
"Io voglio farlo in bagno." insistette risoluta.
"E va bene." Capitolò lui con malcelata riluttanza.
E nell'accogliente tepore della stanza da bagno prese febbrilmente a spogliarlo, abbassandogli la lampo e quindi i jeans, giù, più giù, oltre i fianchi e sino alle caviglie. Con amorevole precauzione gli liberò il cazzo dall'invadenza oppressiva degli slip, e glielo ingoiò all'istante pompando delicatamente con la bocca mentre le sue mani correvano su e giù lungo le gambe di lui. Lui ululò, con le mani abbandonate sulle spalle di Kristina, le dita perse sul collo di lei e nei suoi capelli in una dolce, carezzevole manipolazione.
Quando il cazzo fu ben ritto e duro, Kristina lentamente iniziò a spogliarsi e, nuda, premette con forza il seno contro il petto del maschio ruotando la parte superiore del corpo in maniera da inturgidire i capezzoli nello sfregamento con il torace villoso di lui.
Ben cercò di facilitare l'azione della donna, mentre le sue mani le massaggiavano il di dietro, cercandole in realtà il buco del culo, e contemporaneamente tentavano di attrarre le sue anche verso quelle di lui; cos", lentamente, il pavimento accolse i loro corpi infoiati. Ben era sotto - che era il modo che Kristina preferiva - e, quando lei gli s'inginocchiò sopra, consentendogli appena di sfiorare con la punta del cazzo la sua fica impubere dai peli sempre maliziosamente rasati, strabuzzati gli occhi per la crescente eccitazione, cercò decisamente di trarla giù, contro di lui.
"Non ancora." gli intimò lei bruscamente, ed ad un suo gesto di disappunto Ben era solito obbedire. Kristina non capiva, però, come mai fosse cos" contrariata. Entrambi sapevano quanto lei prediligesse tenere la situazione sotto controllo e loro, da bravi, si erano consensualmente disposti a questo predominio ma, in quel momento, la donna provava il desiderio impellente e repentino di scombinare i ruoli che da sempre si erano dati. Voleva essere presa e costretta a forza contro l'erezione di lui, e solo allora afferrata pei fianchi e sbattuta violentemente fino ad esplodere insieme in un orgasmo devastante.
Cosa che invece non avvenne. Come usualmente accadeva, lei lo stuzzicò e lo tenne a lungo sulla corda, calandosi infine sul cazzo oltremisura teso di lui per permettergli di ficcarsi con più agio nella sua torrida, stillante fessura; solo allora si negò ancora. Assunse una posizione diversa, distendendosi completamente lungo di lui, sfregandosi ritmicamente su quel corpo nudo s" che il muscolo abnorme della clitoride fosse stimolato dalla parte inferiore del sacco e, cos" operando, lo fece quasi sborrare, ma ancora Ben non era dell'avviso; fu cos" che la fermò per passare al contrattacco.
"Vuoi che ti succhi le tette?", proruppe in un filo di voce, e Kristina venne colta di nuovo da un'ondata irrazionale di rabbia. Certamente; dopo tutto il tempo che avevano passato insieme non avrebbe dovuto domandarglielo, pensava. Lui conosceva bene il suo corpo, dentro e fuori; sapeva precisamente cosa le piaceva e cosa no, perché quindi la necessità di chiedere?
"Si." borbottò a denti stretti e, non appena le labbra di lui si furono impadronite rapacemente dei suoi piccoli capezzoli rosa-pallido dall'areole infinite, si sent" montare dentro la marea familiare del piacere che iniziava gradualmente a sommergerla.
Le mani dell'uomo parevano testare la solidità dei suoi glutei, ora comprimendoli ora accarezzandoglieli, un attimo prima che la mano vogliosa di fica le si incuneasse sotto e le dita s'impossessassero definitivamente della clitoride spropositata di lei i cui vasi, ingolfati di sangue in eccesso, l'avevano improvvisamente trasmutata in un piccolo, elastico pene. L'eccitazione, ormai incontenibile, era solita portarla ai limiti del pianto come, parimenti, una sensazione solida e calda prendeva a crescerle più nel profondo.
Quando cap" di essere prossima, iniziò a muoversi freneticamente in su ed in giù su quel cazzo cos" dolorosamente turgido, ed il piacere estremo di cui fu preda inerme e consenziente - nonostante i tentativi di procrastinarne ancora gli effetti - sal" incontenibile, arrovesciandole indietro la testa in una cavalcata terminale senza altri pensieri se non, egoisticamente, tutti i suoi bisogni e desideri.
"Non posso resistere oltre... ", grugn" Ben con il volto tirato stravolto in una smorfia indicibile.
"Ancora un momento, ti prego." sibilò Kristina, mentre il suo intero corpo principiò a collassare. E fu cos" che urlò e pianse, pianse ed urlò, come del resto, qualche attimo dopo, lui.
"È stato bello, vero?" le chiese, poi, con un ampio sorriso di soddisfazione.
Kristina rotolò dal corpo di lui sino al tappeto morbido, tuttora scossa dai brividi del recente godimento. "S"." convenne. "Sei stato grande." Ma sapeva di mentire. A differenza del manoscritto di poco prima, tutto era stato eseguito a puntino, ma meccanicamente, senza un briciolo di originalità. Il problema c'era allora, eccome. E Kristina ebbe netta la sensazione sgradevole di esserne, per giunta, la maggiore responsabile.
La sera dopo fu Ben a tornare a casa tardi. Quando apr" la porta, lei stava furiosamente esplorando ogni metro quadrato del guardaroba nell'indecisione più totale su ciò che avrebbe indossato quella sera; in realtà, nella ricerca affannosa di qualcosa che si addicesse al suo stato d'animo. In nero con la veletta, forse, immaginando se stessa col sorriso di traverso.
"C'è tempo per una doccia?" chiese Ben, da dietro; con le mani che già s'impossessavano dei suoi fianchi nudi.
"Più in fretta che puoi. No, Ben, ora no, sto cercando di pensare..."
"Lascia che ti distragga io." mormorò, l'alito caldo sulla nuca di lei.
Avrebbe potuto anche mettersi ad urlare. "Ben, ti scongiuro, datti una mossa e va a farti questa benedetta doccia, una buona volta. Se è un annuncio di fidanzamento non voglio assolutamente arrivare in ritardo."
"Colpa tua." ribatté Ben. "Te ne vai in giro mezza nuda per casa e pretendi che io non veda. Sono un essere umano, sai."
"Non credevo di essere talmente irresistibile." profer" lei in tono smaccatamente sarcastico.
"Per me lo sei." la rassicurò, preparandosi per la doccia. Kristina sarebbe stata davvero curiosa di scoprire cosa ne avrebbero pensato gli altri uomini.
Di fronte allo specchio grande - quello a figura intera - provò allora ad esaminarsi criticamente. Ciò che risaltava maggiormente in lei era la combinazione senza dubbio accattivante e sensuale tra la gran massa disubbidiente dei capelli neri e ricci, perennemente e negligentemente scomposti, gli occhi di un blu intenso e le carni pallide come la porcellana più fine. Sufficientemente alta e magra, valutò invece il seno troppo piccolo ed il sedere troppo grande, e quei piedi... Bèh, per quelli - lo sapeva per certo anche se le sfuggiva il motivo - gli uomini si voltavano addirittura per strada, soprattutto d'estate, quando andava in giro con le unghie laccate, ciabattando sonoramente con gli zoccoletti da puttana col tacco a spillo che le aveva regalato Ben.
Alla fine si decise per un abitino superaderente, color verde pino, su cui però avrebbe indossato una sopraveste di pizzo ampia e trasparente dal taglio asimmetrico, cos" da smorzare un poco - anche se in fondo in fondo non le importava più di tanto - la magrezza che ne contraddistingueva il corpo.
Conosceva William da cinque anni e Jacqueline da dodici. Sapeva che, nonostante tutti i suoi sforzi, non l'avrebbero degnata che di uno sguardo distratto e superficiale ma, per qualche misteriosa ragione, Kristina sentiva che avrebbe dovuto iniziare con il cambiare qualcosa, sforzarsi di più per uscire dal mefitico e consuetudinario solco della tradizione.
"Hey, non è un pò troppo?" chiese Ben iniziando a vestirsi. "Stiamo solo andando al..."
"A me piace cos", tra castità e troiaggine."
"Tremendamente sexy, comunque." ammise l'uomo. "Sicura che non c'è tempo per una sveltina?"
"Pressoché certa, caro." fu la piccata risposta. Aveva sempre detestato quelle che Ben definiva prosaicamente "sveltine". Era come se qualcuno, di grazia, elargisse ad un affamato una ciotola di zuppa striminzita e si aspettasse pure di venir ringraziato. "Sono davvero curiosa di appurare quando hanno intenzione di sposarsi, quei due." s'interrogò ad alta voce salendo sull'auto di Ben. "L'estate prossima, suppongo." si rispose. "Mi piacciono tanto i matrimoni estivi..."
"Devo intendere che..." provò lui sfoderando un largo sorriso.
"Non devi intendere proprio niente." fu la tagliente battuta di lei. "Quando parlo di nozze, mi riferisco sempre a quelle degli altri." E sino alla fine del viaggio Ben si raccolse in un cupo silenzio.
Il locale era particolarmente affollato quella sera, impiegarono quindi un pò per individuare la coppia di fidanzatini; fino a quando Kristina non notò i capelli biondissimi dell'amica sul lato opposto al loro. Anche Jacqueline mostrò di averla notata e Kristina percep" distintamente di non averla mai vista cos" radiosa.
"Sono là, eccoli." tentò di indicarli a Ben.
"Là dove?"
"Dall'altro lato, vicino alla finestra. Jacqueline si è tagliata i capelli. Non è stupenda?"
"S", grande, veramente. William, invece... Sembra che l'abbiano sottoposto ad un trapianto di testa." aggiunse lui a bassa voce.
"Cosa?" gli chiese Kristina avvicinandosi al tavolo ma, prima che Ben potesse risponderle, l'ebbero raggiunto, ed allora cap" immediatamente a cosa avesse alluso, perché l'uomo che sedeva vicino alla sua migliore amica non era affatto il solito William, bens" un completo sconosciuto.
Jacqueline accolse Kristina con un bel sorriso gioviale. "Pensavo che ti fosti dimenticata, sei sempre puntuale... Laurence, ti presento la mia vecchia amica Kristina Masterton ed il suo ragazzo, Ben. Kristina, Ben: Laurence van Kitson."
Laurence si alzò in piedi e, sovrastando di una spanna Ben, Kristina realizzò come l'uomo dovesse sfiorare almeno i 2 metri, il tutto supportato per giunta da una corporatura decisamente solida; i capelli erano biondi come quelli di Jacqueline e la faccia ben squadrata ed abbronzata. Nonostante lo sguardo distratto che le rivolse, ebbe netta la sensazione che per quegli algidi occhi azzurri sarebbe stato un gioco da ragazzi fenderla da parte a parte e, cos" indifesa, un fremito indistinto di paura la percorse scuotendola tutta.
L'uomo era in possesso di manone grandi e grosse ma, quando Kristina gli prese quella che lui con cortesia le aveva allungato, fu gradevolmente sorpresa dal suo tocco gentile, quasi carezzevole. "Piacere di fare la sua conoscenza." disse con un accento che le fece capire di avere di fronte un Sudafricano, come daltronde indicavano il nome ed i tratti somatici.
"E questo chi è?" le sussurrò Ben, sedendosi al tavolo.
"E che ne so io." lo deluse l" per l" lei.
"Addio annuncio di fidanzamento, almeno per ora." mormorò rassegnato e, notando quella luce sul volto di Jackie e come sorrideva a Laurence, anche Kristina non avrebbe potuto non convenirne. E William? Dava l'impressione di essere definitivamente uscito di scena.
"Il tuo abito è semplicemente adorabile." fece rilevare alla sua amica; per l'occasione, infatti, Jacquelin sfoderava un vaporoso vestito a pantaloni damascato in un tono particolare di porpora. Un modo di abbigliarsi completamente diverso dal suo standard tipico e, come immediatamente registrato, Jackie apparve a Kristina decisamente più dolce e rilassata del solito.
"Posso ordinare?" chiese gentilmente Laurence.
Prima ancora che qualcuno avesse il tempo di rispondere, l'uomo stava già schioccando le dita ed all'istante, a dispetto del fatto che quella sera il ristorante fosse eccezionalmente stracolmo, un cameriere apparve miracolosamente di fianco a loro con tanto di lapis e blocchetto per le ordinazioni.
Kristina era disorientata: non solo William era svanito nel nulla ma Jacqueline non pareva più la stessa assieme a quell'uomo, che per giunta né lei né Ben capivano da dove fosse saltato fuori.
"Melone come primo, e poi salmone." chiese con decisione lui.
"E la signora?" domandò il cameriere, lanciando a Jackie un'occhiata eloquente di apprezzamento.
"Lo stesso anche per lei, grazie." rispose con tranquillità lui.
Kristina lo osservava evidentemente stupita. William non si sarebbe mai permesso di decidere per la sua donna senza prima averla consultata ma, straordinariamente, Jacqueline continuava a sorridere estasiata e non dava affatto l'impressione di pensare che Laurence stesse facendo qualcosa di inopportuno.
"Per me, zuppa di verdure ed una bistecca alla "Stroganoff"." ordinò a sua volta Kristina dopo un breve attimo di esitazione. "E tu, Ben?" Anche Ben scelse la zuppa, seguita però da una trota alle mandorle; ed a quel punto il cameriere si defilò dando loro l'agio di meditare con più calma sulla scelta dei vini.
"Qualche preferenza particolare?" Laurence chiese a Ben, il quale per tutta risposta alzò le spalle in segno di completo disinteresse. "Niente di troppo dolce, solo." disse appena.
"Io vorrei dello Chardonnay." intervenne con decisione Kristina.
Gli occhi azzurri di Laurence guizzarono. "E Chardonnay avrai, Kristina. Jackie ed io, invece, berremo del Sauvignon."
Kristina si sent" come volutamente presa in giro. Jacqueline adorava lo Chardonnay, era il suo vino preferito ed avrebbe potuto benissimo scolarsene da sola una bottiglia intera!
"Ehi Jackie, hai sentito?" interfer" ancora. "Laurence pensa che a te piaccia il Sauvignon..."
"Non ti preoccupare, cara, va benissimo." concordò inaspettatamente lei spegnendole bruscamente quel sorrisino sulle labbra, mentre Laurence nel frattempo le stringeva le mani in un atto evidente, quanto inspiegabile, di dominio e di possesso. Lo stomaco di Kristina traballò. Quei due erano chiaramente amanti, ma come si erano conosciuti e, soprattutto, che razza di relazione poteva mai unirli?
Con William era Jackie il partner che aveva il ruolo dominante e, come del resto Kristina, era questo il modo con cui avevano da sempre impostato le loro romantiche unioni. Come ora poteva aver cambiato cos" radicalmente? Oppure si trattava di una forma di degenerazione già radicata in lei, o - sospettò - una beffa sapientemente ordita ai suoi danni? Forse usciva con Laurence solo per sfogarsi un pò, in quanto l'esatto opposto del fidato e leale William. Per qualche motivo, però, esaminando come quell'uomo toccava e stringeva l'amica, sentiva che nessuna di quelle era la risposta giusta ai mille enigmi che le si affollavano in mente.
"Anche tu sei un giornalista, Laurence?" Chiese a bruciapelo Kristina, sempre più incuriosita di stabilire qualche legame coerente tra lui ed il mondo della sua nuova partner.
Lo sguardo sorpreso dell'uomo attraversò tutta la tavola prima di arrestare la sua corsa sul volto interrogativo di lei. "Naturalmente no. Come ti è venuta un'idea del genere?"
Kristina fece spallucce. "L'ho pensato dal momento che Jacqueline è una giornalista e quindi mi sembrava ragionevole supporre..."
"A me no. Tu invece, che lavoro fai? Qualcosa a che vedere con i libri, mi pare da quanto ha detto Jackie. O sbaglio?"
"S"." ribatté lei, telegrafica. "Sono un agente letterario."
"E Ben? È un romanziere, o forse un pubblicista?"
"Niente di tutto questo, lui è in pubblicità."
"Ecco, vedi?" Concluse trionfante Laurence, con un sorriso inquietante che non coinvolgeva minimamente i suoi occhi. "Tu, quindi, non esci solo con persone che fanno il tuo stesso tipo di lavoro, e neppure Jacqueline."
Kristina guardò l'amica in cerca di aiuto, e lei riusc" a sorprenderla ancora: non stava ascoltando affatto, persa in una sorta di contemplazione estatica di Laurence con un'espressione inconsueta di bramosia sulla faccia. Manifestava apertamente - da come se lo rimirava - un indubbio (quanto imbarazzante) desiderio erotico; e la bocca le si inarid" inaspettatamente.
"Che cosa fai, allora?" continuò imperterrita nel tentativo di conoscere qualcosa di più di quell'affascinante e distinto maleducato che le sedeva di fronte.
"Tratto diamanti." rispose infine seccamente.
"Ehi Jackie, che fortuna!" ghignò Ben. "Ne porti qualcuno, stasera?"
Jacqueline fece un cenno altero di diniego. "I diamanti non li gradisco, preferisco gli zaffiri."
"Io penso invece che siano un ottimo investimento." contestò ironicamente Kristina. "Puoi sempre rivenderli ad un buon prezzo, appena mollato l'uomo che te li ha donati, naturalmente"
"E se invece è quell'uomo a "mollare" te?" la provocò beffardamente Laurence.
Kristina fu sul punto di mandarlo definitivamente al diavolo. "Penso che a volte possa anche succedere." gli concesse, sempre confidando in un cenno di assenso da parte dell'amica. Ma Jackie vagava lontano, quella sera, molto lontano. Ignorava del tutto Kristina, in compenso sorrise a mò di scusa al suo Laurence, il quale non pensò certo di ricambiare quel sorriso; stranamente, però, percorse con il dito della mano il disegno delle sue splendide labbra. E lei, a quel gesto, prese a respirare quasi con affanno ed a quel punto l'uomo rimosse subito la mano ed il breve, sensuale attimo svan", cos" com'era venuto.
Kristina si sentiva sempre più a disagio. Quella non era la Jackie che aveva conosciuto per anni, il cui bisogno di controllare tutto e tutti aveva attraversato la sua vita con il rigore degno di una manovra militare, pianificando con ampio margine di tempo, ed in relazione alle sue trasferte di lavoro, persino le scopate con William.
"I diamanti vanno bene, in questo momento?" chiese Ben con un'aria particolarmente conviviale.
"S"." rispose laconicamente Laurence, facendo chiaramente intendere di non gradire quella conversazione.
E Ben, ammiccando: "Oh, buon per te. Naturalmente in pubblicità è diverso. Non hai la più pallida idea di quanto si debba sgobbare per convincere il consumatore che senza quel determinato prodotto non può assolutamente sopravvivere."
"Davvero." gli concesse l'altro distrattamente, mentre - terminato il primo - posizionava le posate in perfetta simmetria a margine del piatto. "Ma Jacqueline, il tuo mascara si sta sciogliendo. Provvedi subito, prima che arrivi il dessert."
Kristina, con la bocca aperta dallo shock, non poteva credere alle sue orecchie: che qualcuno potesse trattarli cos" - come dei piccoli da svezzare e tenere in ordine - era francamente intollerabile. Attese a quel punto un intervento ribelle dell'amica, che però non venne.
Jackie contemplava Laurence in stupefatta ammirazione. Prese un respiro profondo e poi gli sorrise teneramente. "Ottimo suggerimento, caro. Scusatemi tutti un momento." Quindi, si alzò dal tavolo ed attraversò l'ampio locale diretta alla toilette delle signore.
"Penso che andrò con lei." disse lesta Kristina, correndole subito appresso ed evitando di guardare Laurence.
Jacqueline, arrampicata su uno sgabello, stava accuratamente esaminando il suo trucco in cerca di una qualsiasi sbavatura.
"Non c'è niente di fuori posto nel tuo mascara." irruppe Kristina. "È quello che è matto da legare!" facendo il gesto. "Dove l'hai tirato fuori? E William, che fine ha fatto?"
"William? Oh, William è andato. Ho deciso che non era l'uomo giusto per me."
"Ma eravate una coppia perfetta. Mi ricordo di averti sentito dire che non avevi mai trovato nessuno di cos" adatto a te. Non interferiva con il tuo lavoro, era romantico e... "
"Ero stufa." tagliò corto l'altra.
"Stufa?"
"Tu sai com'è, o forse no, ma io sapevo esattamente e sempre cosa lui volesse fare o dire. E per quanto riguardava il sesso, bèh,... Anche l" tutti i giorni la solita, ordinata, puntuale, stramasticata zuppa. Uffa! Allora mi sono decisa e ho detto basta."
"Ma come sarebbe potuto andare diversamente? Avresti forse preferito qualcuno che non ti assecondasse o che?"
Jackie sorrise indulgente. "Sai, cara, ci sono tante cose che si possono fare insieme, cose nuove da provare, e William non era certo il tipo da tentare esperimenti."
"Oh, Laurence invece, mi pare il classico uomo che non vuole nient'altro che una bella bambolina ubbidiente." prosegu" con fervore implacabile Kristina. "Almeno penso io; e tu? Incarna tutto quello che hai sempre odiato nel genere maschile, riflettici su. Stasera ha deciso persino cosa dovevi mangiare e bere! E questa storia del make-up, poi, mi pare una fesseria enorme."
Jacqueline scosse la testa. "No, aveva ragione. Mi stavo completamente impiastricciando. Adesso però è tutto okay. E per il ristorante, bèh, per me - dopo le nove di sera e dopo una giornata stressante dove sono sempre io quella che di solito decide - poter contare su qualcuno che scelga al mio posto è un vantaggio notevole, ti assicuro."
"A star bene, stai bene." convenne Kristina. "Ci deve pur essere qualcosa di buono in quello là. Sei veramente splendente, cara."
"Grazie a lui. Comunque, Kr", amica mia, concorderai che è un bell'uomo... "
"In un modo tutto suo, s". Ha degli occhi ed uno sguardo non comuni, sembra in grado di leggerti dentro."
Jacqueline non rispose. Si inondò generosamente di profumo e scivolò giù dallo sgabello. "È ora di tornare, credo, o Laurence si preoccuperà."
"E tu lascialo a preoccuparsi. Da quando in qua stravedi per un uomo che si dà tanto pensiero per te?"
"Forse, solo, non voglio stare lontana da lui per troppo tempo." le scappò un sorrisetto nervoso.
"Già vivete insieme?" indagò Kristina.
L'amica scosse ancora il capo. "No, niente di tutto questo. Ci siamo conosciuti un paio di settimane fa appena, se non sbaglio. Vedi, lui è una persona molto autonoma e riservata e, ora che William se n'è andato, ho scoperto anch'io il significato della privacy."
"E a letto com'è?" le chiese ancora, a bruciapelo.
Toccata, Jacqueline reclinò il capo e prese a rovistare nella borsetta nel tentativo di nascondere a Kristina l'emozione suscitata da quella domanda indiscreta. "Fantastico." mormorò a malapena. "Fantastico. Ma dove è finito il mio rossetto?" tergiversò. "Non riesco a trovarlo... "
"Solo fantastico? Niente altro da aggiungere?" l'amica mostrava di non avere affatto intenzione di mollare.
Jackie sollevò la testa e la guardò fieramente. "Proprio cos", nient'altro da aggiungere." ripeté. "Andiamo adesso, dobbiamo ritornare."
Come si levò in piedi, si tirò indietro sulla fronte i biondi capelli e si allontanò in direzione della porta ancheggiando maestosa sui suoi tacchi a spillo vertiginosi. E fu allora che Kristina notò per la prima volta la catenella d'oro che ciondolava dalla sua caviglia sinistra.
"Veramente bello, e maledettamente arrapante." commentò scherzosamente e sottolineando il suo gradimento con un prolungato fischio di apprezzamento.
"Cosa?" chiese Jacqueline.
"Quel tuo ciondolino." si chinò in direzione del tallone di lei. "Mostramelo più da vicino, ti prego. È una S che vedo incisa su questa specie di medaglietta? E perché poi una S? Tu ti chiami Jacqueline... "
"È solo un motivo ornamentale senza alcun signifcato, non una lettera." rispose, arrossendo vistosamente. "Un regalo di Laurence. Andiamo ora, cara, ti scongiuro; chissà cosa staranno pensando i nostri uomini!"
Sempre più intrigata, Kristina la segu" docilmente al tavolo. La conosceva da tanto tempo per non accorgersi che Jackie le aveva mentito, e neanche troppo abilmente visto come - e stranamente per lei - era cos" clamorosamente avvampata. Era chiaramente una S, quella riportata là, altro che storie, e quella sorta di "cavigliera" doveva pur avere un qualche significato. Provò la sensazione che qualcosa le stesse scappando tra le mani, nonostante percepisse nettamente di avere la soluzione proprio l", davanti ai suoi occhi. Ma non si sarebbe arresa, non era nel suo carattere.
E durante tutto il resto della cena Kristina cercò, con moltiplicata attenzione, di studiare meglio quella strana coppia. Per un paio di volte ebbe anche il timore di essere stata colta in flagrante dall'uomo, mentre Jackie, in compenso, aveva occhi solo per il suo nuovo, biondo boyfriend.
Al contrario di Jacqueline, notò che Laurence era sorprendentemente "tattile". Toccava la sua donna in continuazione e con ogni pretesto: braccia, nuca, collo, ovunque; persino forse - sotto il tavolo - le sue parti più intime. Kristina percep" un umidore inconsulto irrorarle inopinatamente la fica. E tra un contatto e l'altro, la sua amica si sforzava come poteva di non tradirsi, limitandosi solo a qualche flebile sospiro.
Alla fine, quando la compagnia fu sul punto di congedarsi, gli occhi di Jacqueline continuarono ad irradiare quella felicità cos" pura e totale. All'atto di Laurence di poggiarle galantemente la giacca sulle spalle, lei gli elarg" un sorriso talmente adorante che Kristina quasi quasi sospettò che in realtà fosse un ipnotizzatore di mestiere, o qualcosa del genere. Senza dubbio l'aveva completamente trasfigurata.
"Ti telefonerò." disse Kristina a Jackie, ma Laurence l'aveva già "trasportata" in direzione del parcheggio e lei non riusc" - o non volle - rispondere a quei convenevoli di rito.
"Che ne pensi?" chiese a Ben, che guidava in direzione di casa.
"Una serata un pò noiosetta. Quel Laurence non è un tipo per nulla espansivo, non trovi? E William, hai scoperto dov'è finito?"
"Ha tagliato l'angolo." rispose Kristina. "Pare che... " improvvisamente s'interruppe. Avrebbe anche potuto raccontargli della noia a lungo repressa di Jackie, che aveva favorito quello stupefacente cambiamento ma forse, ora, non era il caso, o meglio, non se la sentiva. Conveniva certo parlare d'altro. Poiché era precisamente quello che stava accadendo anche a loro, ormai era chiaro.
"Hanno deciso di rompere... e basta." decise di chiudere cos" - almeno per il momento - la spinosa questione.
"Peccato, era un bravo ragazzo." sospirò Ben. "Pace all'anima sua."
Quella notte, dopo l'amore e mentre Ben le russava sommessamente accanto, Kristina ripensò a tutta quella strana serata, al suo stupore ed all'impressione che Laurence le aveva suscitato. Era certa che vi fosse qualcosa di davvero speciale tra quell'uomo misterioso e la repentina, assoluta metamorfosi di Jacqueline, che di misteri, invece, non ne aveva mai celati prima d'ora. Ma pareva proprio aver incominciato, accidenti a lei. Oppure, più semplicemente, pur ritenendosi la sua amica del cuore, Jackie non era ancora "pronta" all'eventualità di dirle tutta la verità.
Chiuse gli occhi e - un dito davanti ed uno dietro - si masturbò delicatamente, per non svegliare Ben.