Monica Bisighini
Nasce a Modena il 4 maggio e possiede il calore, l'intelligenza e la sensualità del
suo segno zodiacale, "Toro".
Narratrice di talento è alla sua seconda esperienza letteraria. Artista poliedrica, trova
nella scrittura il completo appagamento al suo estro.
Ho vissuto molte avventure nella mia vita, nonostante la giovane
età, ma da qualche tempo giocavo allo sbadiglio.
Conoscevo gli uomini, e credevo di aver visto tutto, almeno per quello che li
riguardava. E invece non sapevo ancora niente. E' stato un incontro del tutto casuale, che
mi ha spinto ad aprire nuovi orizzonti, instillandomi dentro il desiderio di esplorare a
fondo i segmenti che Pollicino mi aveva tracciato sulla strada con le sue briciole di
pane.
Venivo da una tediosa vacanza con alcuni amici, in un bell'albergo a
cinque stelle, di quelli dove ti servono il caffé con il mignolo alzato.
Poi, un giorno, alla fine di agosto, a bordo di un treno
che da Nizza portava a Parigi, dove mi recavo per presenziare a una mia mostra di quadri
astratti, ho incontrato un bel ragazzo, un tipo affascinante, con un letto a due piazze
negli occhi. Si chiamava Claude, era un avventuriero, un vagabondo, che aveva trascorso
un'estate ben più eccitante della mia.Io me ne stavo tranquilla nello scompartimento,
seduta a ridosso del finestrino.
E lui, entrato appena dopo di me, mi fissava con sguardo lungo e invadente,
lasciandomi calda e senza fiato, sospesa fra il desiderio di rivolgergli la parola o
mollargli un ceffone. Ora mi abbassava gli occhi sulle caviglie, ora li alzava sulle
ginocchia e sulle cosce che puntualmente accavallavo e scavallavo con impudica
disponibilità solo apparente, ora mi faceva scorrere lo sguardo ingordo sul colletto
della camicetta, nella scollatura fra i seni e sul ciondolino d'oro che portavo al collo,
l'unico lusso palesemente arrapante e allusivo che mi concedo, una piccola scultura
riproducente un uomo e una donna che chiavano, il maschio in piedi e la femmina rovesciata
su un piano inesistente, come sospesi nell'aria più rovente, sulla carne più torrida,
quella del piccolo incàvo alla base del mio collo, dove pulsa una vena al ritmo del
cuore.
A un certo punto il ragazzo si è accomodato di fronte a me, ha attaccato bottone e
ha cominciato a raccontare. Intanto io prendevo mentalmente appunti, ed egli narrava le
avventure che gli erano capitate in una lussuosa villa sulla Costa Azzurra.
Mentre raccontava, pian piano mi si diffondeva per tutto il corpo un gran calore, e
la fica mi faceva male non solo dalla voglia di saltargli addosso, ma anche e soprattutto
dal dispiacere di non aver preso parte a quelle avventure. E mi venivano i brividi dalla
brama di conoscere un sempre maggior numero di particolari.
La fiorellina depilata si scioglieva in miele fra le cosce, e lo sfregamento con le
mutandine di pizzo mi dava delle sensazioni incredibili. I capezzoli eretti svettavano
contro la camicetta, invocando un tocco mascolino, femminino, multiplo, orgiastico. Mi
mordevo le labbra mangiandomi il rossetto. Giocherellavo con il ciondolo, lo accarezzavo,
me lo mettevo in bocca e ci spennellavo sopra la lingua, respirando sempre più
affannosamente. Ero tutta protesa, traboccante di voglie trasversali, stupita dal mio
comportamento accondiscendente, io che di solito sono così riservata. E all'improvviso,
la folgorazione. C'era un solo modo perché il ragazzo mi facesse una flebo di sesso
sfrenato iniettandomi sotto la pelle tutto quel che gli era accaduto: farmelo, fottermi il
ragazzo, lasciarmi trafiggere da lui.
Lui pareva ben disposto, mi guardava con occhi sempre più intenzionali, e io lo
fissavo abbassando pudicamente lo sguardo di tanto in tanto, con malcelata malizia.
Quando poi ha chiuso la porta dello scompartimento, accostato le tende, e sfilato
dalla cintola la cinghia dei jeans, io ho sgranato gli occhi dalla paura. Ma lui ha
sorriso e ha legato le due maniglie delle porte scorrevoli con la cinghia.
Poi ci siamo gettati a terra sulla moquette, e vi lascio immaginare quel che è
successo.
E' stata la scopata più intensa della mia vita.
Io gli stavo sopra, ed egli raccontava, con voce sincopata, alternando ovvie
considerazioni tipicamente maschili a vere delizie erotiche e autentiche prelibatezze
perverse. E mentre raccontava, io registravo tutto mentalmente, nell'anima, in ogni poro
della mia pelle che assorbiva le sue notti di sesso, voglia, seghe, voyerismo, amori
multipli, desideri proibiti. Lo faceva senza vergogna, con un accento di sfida, vagamente
ironico, come se se la ridesse alle spalle di tutto quel che aveva vissuto, come se avesse
attraversato il fuoco senza bruciarsi.
Questo libro è il risultato di quella chiavata interminabile.
Per me la cosa più eccitante è stata mettermi nei panni di un uomo, ragionare con
la sua testa, sentire con la sua pelle, e di conseguenza offrire alle lettrici un punto di
vista maschile non inquinato da vizi di interpretazione squisitamente femminili. Il fatto
che sono una donna avrà senza dubbio influito sui risultati di quest'operazione, come
pure avrà avuto il suo peso l'innegabile certezza che io sia una creatura a mio modo
ambivalente, almeno dal punto di vista cerebrale. Ma per mettersi nei panni di un uomo,
non occorre avere il cazzo. Anche una donna che ne abbia conosciuto bene uno solo, sa
entrare nel suo cervello e ragionare come lui. Gli uomini sono tutti deliziosamente
simili, anche gli stronzi, mentre noi donne siamo senz'altro più sfaccettate e
misteriose.
Sono molto femmina, ma ho parlato come un uomo. Mi sono messa nei suoi pantaloni,
cosa che amo fare anche in senso letterale. La mia voce ha lanciato grida maschili. E
divertendomi a scrivere, ho aperto una finestra sul maschio da sempre sconosciuto e
tuttavia prevedibile, benché non sino in fondo...
Allacciatevi le cinture, e buona lettura dalla vostra
Monica Bisighini
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