|
Barbara Pellegrino Nick @ Maya
Romanzo
Pizzo
Nero
Borelli Editore CAPITOLO
PRIMO Volti, nomi, parole, indirizzi, nick,
persone, identità sommerse, desideri celati, quanti sono stati gli esseri
umani che hanno attraversato la mia vita per un “byte” di secondo?
E-mail, lunghe lettere, chat, parole abbreviate, finti sorrisi, c’è
posta per te. Un elenco di nomi appare sulla schermata del PC, anzi di
nick, soprannomi che celano un’identità diversa da quella reale, realtà
molteplici. Rispondi. Cominci una corrispondenza tra il serio e il faceto
con un nick sperando che dietro ci sia la persona che speri di incontrare.
Scopri identità sessuali simili o diverse dalla tua. Non
saprò mai come ho fatto a cacciarmi in questo guaio. Un guaio che ha
cambiato la mia vita. In meglio, in peggio, non riuscirò mai a saperlo. Era
cominciato tutto per gioco, per noia forse. Da un mese circa in ufficio
avevano comprato nuovi computer e concesso l’accesso ad Internet. Ne
avevo sentito parlare. Era una cosa estranea al mio modo di pensare la
realtà virtuale. Internet,
il virtuale, l’accesso ad ogni notizia nel mondo, la possibilità di
conoscere gente di altre nazioni, la vicinanza del cuore, sesso in rete,
il diavolo...tutto e il contrario di tutto si poteva celare in internet.
Ma certo non avrei immaginato di poter conoscere centinaia di ragazzi né
che questo mi avrebbe portato a cambiare il mio modo di concepire la
morale e me stessa. Non saprò mai se tutti questi nomi in realtà erano
anche persone o se erano solo una fantasia. Una mia fantasia no di sicuro
perché le persone che ho incontrato erano in carne ed ossa ma forse era
solo fantasia il loro modo d’essere. Scrivendo volevano sentirsi diversi
da quello che erano: persone sole, persone con handicap, persone timide,
persone malate, persone depresse, persone in cerca di un’avventura
reale, persone frustrate, mostri sentimentali. Ed io sono riuscita a dare
una parte di me ad ognuno di loro. Cambiando la mia di vita. Non la loro.
O forse ho cambiato solo i loro
pensieri, riuscendo a diventare il bersaglio dei loro desideri. www.single.it,
www.tuttocuori.it, Amicizia in rete.net, Atlantideamici.it, La posta del
Cuore.org...cosa volevano dire tutte queste sigle? Tutte queste parole che
indicavano tante persone con la voglia di conoscere e fare amicizia e
magari innamorarsi senza dover ricorrere agli annunci sul giornale o ad
un’agenzia matrimoniale? Ho
cominciato a navigare, - ora capisco perché lo chiamano navigare –
quando entri in un sito sei così preso dal desiderio di vedere, scoprire,
capire che non ti accorgi del tempo trascorso e ti perdi con la mente,
vagando, ciondolando da un sito all’altro. Sono stata presa subito
dall’ euforia di assorbire il maggior numero di notizie, più navigavo e
più mi sentivo una novella Teseo in cerca del filo di Arianna che potesse
aiutarmi ad uscire dal labirinto. Ma volevo poi uscire veramente dal
labirinto? Miliardi di parole, di lettere scorrevano sulla tastiera
accumulandosi nella mia mente. Il
mio amico Piergiorgio mi aveva avvertita <<Attenta! E’ facile
farsi prendere dall’euforia della rete, passerai prima un’ora al
giorno in chat, poi perderai un paio d’ore per leggere gli e-mail dei
newsgroup cui ti sei iscritta ed infine ti alzerai la notte per vedere i
tuoi amici in rete e parlare con loro>> Ma
io ero convinta che a me non sarebbe accaduto. Io, così razionale, così poco avvezza alle nuove tecnologie non mi
sarei certo persa in futili chiacchiere. Ed
invece...un sito accattivante. “Sei in cerca di amici? Qui li puoi
trovare. Infriends.it. Iscriviti. Accanto
tanti cuoricini trafitti riempivano la pagina. Scelgo
un nick cioè un soprannome che mi identifichi. Maya. Sesso:
femminile; Età: 26 anni; Statura: cm 165; Colore capelli:
neri ricci lunghi; Colore occhi: marroni. Titolo
di studio:
laurea; Segni caratteristici
del carattere: affettuoso, allegro, freddo, prudente, idealista,
socievole, sensuale. Attività principali nel tempo libero: andare
in viaggio, andare nei pub, visitare città d'arte, visitare musei, andare
per negozi, conoscere l'archeologia, conoscere la cultura sudamericana,
conoscere esoterismo e magia, leggere vari libri, stare a contatto con la
natura, stare con i propri animali, trovarsi nel gruppo degli amici,
trovarsi con il partner. Maya
cerca persone di sesso maschile; domicilio Roma; circa 30 anni; altezza
circa 180 cm; capelli neri; beva mai; con carattere cordiale, allegro,
estroso, coraggioso, artistico, socievole, razionale; titolo di studio:
laurea. Ora
sono on line. Non
mi aspettavo che nel giro di pochi giorni la mia casella di posta si
riempisse di nick, di soprannomi, di piccole frasi atte a catturare la mia
attenzione. Sono
presa dalla curiosità, dalla brama di essere ricercata. Come donna.
Forse. Sto già cadendo nella rete del virtuale, nella ragnatela di nuove
conoscenze, nella foresta delle speranze. Mi
scrivono persone sole che cercano qualcuno con cui andare al mare,
ragazzini che vogliono giocare in chat, uomini maturi che dicono di essere
dirigente d’azienda in cerca di una donna seria, possibile madre dei
loro figli, ragazzetti di borgata che scrivono in dialetto romanesco,
ragazzi timidi che scrivono solo ciao. Decine di e-mail, decide di buste
virtuali che si aprono cliccandoci sopra, rivelando il loro contenuto di
solitudine. Le leggo tutte. Cominciando ad assimilarle dentro di me. Scelgo
il primo profilo che mi appare tra i più seri. Ragazzo
romano. 30 anni. Occhi chiari. Altezza 1,75. Imprenditore. Sport praticati
motociclismo e aikido. Non fuma. Beve moderatamente. Ama navigare in
internet: “perché spero di incontrare una donna come te, vera,
sincera”. Comincio
a scrivergli: <<Ciao! Mi chiamo Maya. Ho letto il tuo profilo. Io
sono... Mi piacerebbe. I miei
interessi vanno dalla cultura in generale all’ esoterismo. Amo gli
animali e i viaggi>> Non
mento, cerco di presentarmi per quella che sono. Perché dovrei inventarmi
una Beatrice che non esiste? Ma so che alcuni argomenti attraggono più di
altri. E allora mi presento come sensuale, sexy, attraente. Voglio
maggiori possibilita’ di scelta. Accumulare e dissimulare. Non mi ero
ancora trovata alle prese con la bilancia dei sentimenti. Mi
risponde quasi subito. Il
primo. La mia prima busta virtuale gialla che si apre in basso a destra
sul mio schermo. Anche lui e’ incollato al pc come me da una settimana a
questa parte. Mi sto innamorando pian piano delle notizie che circolano
via rete, accumulo informazioni, assorbo idee, vedo fotografie, leggo
quotidiani in cinese, arabo, russo, sottoscrivo petizioni per la
salvaguardia delle sequoie o contro la pena di morte, giudico i siti,
rispondo ai sondaggi, contatto direttori, indiani d’America,
Associazioni Filogovernative, Enti protezione Animali, voglio lasciare la
mia impronta, la traccia del mio passaggio
in ogni posto. Sono presa dall’euforia di esibirmi, di essere vista in
virtuale da probabili milioni di persone. Uomini. Voglio
sentire addosso, sullo schermo del pc i respiri virtuali di centinaia di
uomini. Un nuovo modo di rimorchiare, un nuovo sentimento di onnipotenza.
Virtuale. Comincio a fantasticare su come possa essere fisicamente fatta
la persona che mi risponde. Avrà labbra carnose? Sara’ alto, magro, con
gli occhiali, mi avrà mentito? Menzogna. E’ questa la parola che
ricorre con maggiore frequenza. Menzogna di se stessi.
CAPITOLO
SECONDO LORENZO E LA LINGUA DA GATTO -<<Ciao!
Mi chiamo Lorenzo. Ho 34 anni e lavoro nel campo informatico”. Sono
contento di poterti scrivere. Sono ormai 4 anni che la mia storia con
Laura è terminata. Non ho ancora trovato una ragazza in grado di
sostituirla. Ti lascio l’indirizzo e il telefono della società così se
vuoi possiamo vederci direttamente>> Non
sapevo che sotto la sua gentilezza si celava la perfidia del finto
innamoramento, della sua finta affezione e del mio desiderio di baci
rubati. Una fitta corrispondenza. Quasi 10 e-mail al giorno. <<Buongiorno,
cara la mia piccola Beatrice. Stanotte ti ho sognata, eravamo in moto
verso la Via del Mare. Sentivo le tue gambe stringersi forte contro le
mie, sentivo i tuoi piccoli seni appoggiarsi alla mia schiena. Me lo hai
detto tu che sei piccola e che le tue tettine sono come quelle di una
adolescente, ricordi?.
Sfiorerei le tue tettine, le bacerei, le metterei tutte in bocca
mordendole, succhiandole come se fossero fragole succose. Peccato che
fosse solo un sogno>> <<Sento
un gran vuoto dentro di me, trovare le tue e-mail mi fa sperare di
trovarne ancora. E vorrei trovare il tuo corpo. Toccarlo al buio,
scoprirlo.Come i lapilli incandescenti che zampillano da un vulcano in
eruzione si bruciano in un istante e come la lava che straripa dal cratere
in un istante tutto ricopre, gioie e dolori, così fa la vita. Così fanno
le tue carezze. Durano solo un breve istante. E ciò che resta sono il
ricordo e la voglia di altri attimi così. E intanto i lapilli di
desiderio si accumulano sul mio cuore. E’ mai possibile che esista una
tale realtà?>>. Sto
confessando i miei desideri, le mie
sensazioni più intime ad uno sconosciuto. E lui si sta aprendo a me.
Il virtuale, l’amore effimero, il sentimento per una e-mail, la
trepidazione nel leggere la posta. Come faccio a sapere se dietro si cela
veramente un uomo o una donna? In giro ci sono tante persone strane. Mi
sembra una persona a modo. Mi fido. Ormai è diventato il mio Lorenzo.
Avevo il cuore legato dalle convenzioni, dalle incertezze,
dall’educazione. Un cuore intrappolato che cercava di allentare. la
morsa dei legacci con cui la vita lo avvinghiava Volevo fidarmi di
qualcuno. Lui
mi lascia e-mail della buonanotte la sera tardi ed io gli rispondo con un
sorriso smagliante digitale la mattina. Sto imparando ad usare le faccine,
piccoli smile colorati per indicare gioia o dolore. E’ tutto così
emblematico, il mondo di internet. Vado
a controllare l’home page della sua azienda. E’ dietro casa mia. 23
dicembre: sono euforica. Sono in ferie. Prendo coraggio e lo chiamo. E’
fantastica la sensazione che mi dà la curiosità di incontrarlo. Voglio
cogliere subito l’occasione, sono troppo desiderosa di sapere se dietro
c’è la persona che mi aspetto. Non
avevo mai notato che il mio quartiere avesse così tante stradine
intrecciate. Tante case diverse, tante strade che si intersecano, tanti
volti che ho incrociato chissà quante volte. Non avevo mai notato il bar
in cui mi dà appuntamento. Mi trema la voce, so che i suoi amici del
bar sono in attesa di vedere il suo “primo rimorchio virtuale”.
Mi faccio coraggio dirigendomi con passo sicuro verso di lui. E’ proprio
come si è descritto. Alto, magro, due braccia lunghe, forti, con le vene
che sporgono, forgiate da tanti anni di judo, una stretta di mano vigorosa
e due splendidi occhi celesti ornati da folte sopracciglia nere. Non
provai attrazione immediata verso di lui ma mi diede subito un senso di
sicurezza con la sua faccia da bravo ragazzo. Per la prima volta mi sentii
attraente, contenta di esibire il mio aspetto davanti agli amici che mi
stava presentando. Mi invitò a casa sua in montagna per la fine
dell’anno. Io e le mie amiche. Sarebbe stato il primo capodanno che
avrei trascorso fuori, a casa di uno sconosciuto. <<Ho sognato di
farti salire su una carrozza, eri nuda ed io ti accoglievo sotto il mio
mantello. La carrozza si trasformava in una moto e facevamo l’amore a
cavallo del motore, anzi era la moto a trasformarsi e a prendere la forma
dei nostri corpi, diventavamo un’unica cosa con la moto, con il motore,
con il manubrio. Uniti. >> un altro e-mail. Ormai accendo il pc e
apro la posta anche la domenica. Ho
comprato un pc portatile per poter leggere i miei sogni ovunque io vada.
Perché di sogni si tratta. Sapevo che sarebbe accaduto qualcosa la notte
di fine anno 1997. Avevo voglia di sentire un corpo caldo accanto al mio.
Solo questo contava. Luci,
rumore, brindisi, vischio, musica...non
mi importava di nulla, volevo solo restare sola con lui. Lorenzo,
io e il PC, Luogo d’incontro del nostro idillio. Finalmente
soli. Le 2,00. La festa è conclusa. Il trucco sfatto ma mi sento bene con
me stessa. <<Va be’ a questo punto diamoci da fare>> solo oggi ho
ripensato a questa frase che racchiudeva in sé il senso della mia
insignificanza. In quel momento desideravo che mi prendesse il volto tra
le mani e mi baciasse. Fu quello che fece. Mi piegò la testa verso le sue
gambe allungate sul divano e mi baciò. Sentii la sua lingua guizzare
piano sulle mie labbra, poi penetrare delicatamente la mia bocca facendomi
sprofondare in un deliquio di desiderio. Sapeva di buono la sua lingua,
era profumata come se il profumo del corpo potesse trasparire anche dalla
bocca, era come la lingua di un gatto, dura, ruvida ma delicata, erano
calde le mani che cominciarono a scivolare sui miei vestiti. Avevo così
freddo. Dentro. Mi fece stendere a pancia in giù sul divano mettendosi a
cavalcioni sul mio sedere. Cominciò a massaggiarmi la schiena, il collo,
le spalle, prima con le mani, poi con la lingua slacciandomi pian piano la
chiusura del vestito. Un calore mi percorse dall’interno. Le sue dita
erano così lunghe ed affusolate, delicate come la sua lingua. Il suo
profumo riempì ogni poro della mia pelle mi sentivo invadere dal suo
odore. Ero così presa dalla frenesia di sentire il suo corpo sul mio che
quasi non mi accorsi di cadere dal divano. Ci ritrovammo per terra, io
seminuda, una calza autoreggente calata al ginocchio, il reggiseno
slacciato, accaldata, sudata, agitata e lui con i calzoni calati. Era così buffo. Era così buffo vedere la sua eccitazione contenuta
appena nei calzoni. Sembrava scoppiare. Ed immaginavo che il suo pene
fosse come la sua lingua duro ma delicato. Avrebbe voluto passare la notte
con me, continuare a sfiorarmi ma non volevo. Delicatamente mi scostò le
mutandine infilandomi un dito dentro. Fu troppo brusco, mi fece male
quando toccò la profondità del mio ventre ma il dolore acquistò subito
dopo un’intensità diversa. Un liquido caldo accolse le sue dita. Era già
troppo quello che gli avevo concesso per il primo dell’anno.
<<Fammi venire, voglio venirti sulle mani, voglio che tu accolga il
mio seme sul seno>>. Tremava, sentivo il suo corpo tremare sul mio,
sentivo il suo membro vibrare, piccoli scatti veloci, come se ondate di
desiderio, piccoli fiotti di schiuma volessero uscire. Cominciai a
toccargli il membro con una mano passandola velocemente su e giù, lo
sentivo gonfiarsi ancora e ancora. Un ultimo tremito, un respiro
soffocato. Un liquido caldo mi riempì le mani, era denso e appiccicoso,
un liquido di desiderio. Mi cadde sopra esausto. Restammo tutta la notte
fino all’alba sdraiati sul divano a parlare, a baciarci, ad assommare i
nostri odori. Passai il resto della mattina a scrivergli un e-mail. Volevo
trasmettergli la mia gioia, volevo comunicargli i mie pensieri, volevo
augurargli buon anno, volevo fargli sapere che mi sentivo coinvolta e che ero felice di essere la ragazza di Lorenzo. <<Ciao
Lorenzo. Volevo dirti solo questo per augurarti buon anno. Scivolare
nell'amore, un cuore in agitazione, il tumulto del pensiero, una notte
infinita, la quiete dell'anima scivolare nell'amore, uno specchio con due
volti uniti riflessi, un'anima impressa. Io scivolo via come medusa
nell'oceano. Con il tuo respiro nel mio. Con affetto Beatrice.>> Sparito.
Nessun e-mail nella mia casella. Lo chiamo al telefonino. Staccato. La
ditta sarà chiusa fino alla prossima settimana. Lo chiamo a casa. Non
risponde nessuno. Delusa. Mi
chiama verso le otto di sera invitandomi ad uscire. Sono contenta di stare
con lui. Mi piace il suo odore. Attendo con trepidazione i suoi baci. Che
non verranno più se non per dovere di fronte agli amici in comune. Ci
vediamo per un paio mesi. Corriamo in moto, usciamo con amici, ma non mi
bacia più, non mi sfiora più, solo di fronte agli amici mi tiene la
mano, mi sfiora le dita come se mi facesse presagire chissà cosa. Voglio
il suo odore. Sento il suo profumo sui miei vestiti, sul suo petto, voglio
il contatto, ma non c’è più nulla. <<Ciao
Lorenzo. Oggi è l’anniversario del nostro primo bacio. E’ come se
fosse un complibacio. Vorrei sentire ancora i tuoi baci sul collo, la tua
lingua sul mio seno>> La
sua risposta mi gela. <<Non pensi di esagerare con gli anniversari?
Allora bisognerebbe festeggiare anche il complisettimana, il compliuscita
e via dicendo>>. Non
ha più tempo per me. Sono di nuovo diventata solo una persona virtuale.
Sono stata un corpo caldo di una notte di fine anno, ora sono di nuovo un
indirizzo di posta. <<Ciao
Lorenzo. Avrei voglia dei tuoi baci, ne sento la mancanza. Mi piaceva il
modo in cui mi baciavi. La tua lingua affondava in me, succhiava i miei
pensieri, piccoli colpi in punta di lingua per assaporare con maggiore
intensità il bacio.>> <<Da
quando in qua i baci si
chiedono? Devono venire spontanei.>> San
Valentino. Un piccolo ristorante vicino Firenze. Salmone e vino
rosso, dolce e fragole surgelate. Fa freddo. Ma ho indossato il mio
vestitino rosso, un corto scamiciato in misto lana, sfiancato,
autoreggenti nere con merletto alto, sottoveste nera di raso e un
reggiseno a balconcino che faceva più procace il mio décolleté. Le
solite cose scontate. Spero di riconquistarlo. L’abbigliamento funziona
sempre. Così dicono. Stavolta
mi parla, non scrive ma le sue parole mi sono rimaste impresse come se si
fossero stampate nel mio cervello. <<Sono stato bene con te, ma non
voglio farti del male. Sono ancora innamorato della mia ex e non me la
sento di impegnarmi in un’altra storia seria in questo momento. Sono
affezionato a te, ma non voglio farti soffrire. Non voglio farti sentire
legata a me. Non voglio che tu veda altri ragazzi perché mi fa piacere
uscire con te e non sopporterei di vederti con un altro, mi piace sentire
le tue gambe contro le mie quando andiamo in moto, ma quando andavo in
moto con Laura era diverso. Lei riusciva a farmelo drizzare al solo
pensiero del suo contatto con il mio corpo, mi capisci? Non voglio che tu
ti affezioni a me. In fondo non è accaduto nulla >>. Ora
fa ancora più freddo. L’inverno, il freddo e la neve non potrebbero
essere più freddi di ciò che sento dentro. Il contatto di due corpi, due
lingue che
si sfiorano, il desiderio di rivedersi, la voglia di sogni sono già
svaniti nel nulla Era solo petting. Una banale parola da vocabolario. San
Valentino, 14 febbraio. Sciocca ricorrenza che riempie le tasche dei negozianti. Il
mio portachiavi con la scritta “ho incontrato te” è rimasto nel
cruscotto dell’auto, il suo puzzle con due gattini che si baciano è in
fondo all’armadio avvolto nel suo involucro di plastica. Ho
cancellato la sua e-mail dal mio cuore. Non la mia voglia di baci. Il romanzo continua nel libro: Nick
@ Maya Questi
sono solamente i primi due capitoli I miei organi sono ancora
dentro di me. Sento il cuore battere quando amo, i muscoli dello stomaco
contrarsi quando ho paura di essere sola, sento il respiro diventare rauco
quando godo, sento il pensiero allargarsi quando sogno, sento le lacrime
bruciarmi le gote quando piango, sento le labbra serrarsi quando penso ai
baci mancati. Questa è la cosa importante :
sento dentro di me. Riconciliazione assolutamente
sincera con me stessa. E il desiderio.
Fine
|
||