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Lucia e Viviana Vanzati
Viviana
Pizzo Nero
Borelli
PIZZO NERO
Pubblicazione mensile n.29
Direttore responsabile
Gian Franco Borelli
Registrazione Tribunale
di Modena n. 1363 del
gennaio 1997
Prima edizione febbraio 2001
Tutti i diritti riservati
Stampa Legoprint
Fotocomposizione Effedue
Editing Francesca Mazzucato
© BORELLI SRL
Via C. Morone, 21
41100 Modena
borellieditore@pizzonero.com
http://www.pizzonero.com
I capitolo
La vitella in calore e la vergine del colore
Leggere le storia di anime elette (santi, profeti, artisti ...) mi ha
sempre eccitato per l'ardore e la foga di quegli intrepidi eroi dello
spirito capaci di opporsi a ingiustizie e prevaricazioni. Esibizionisti
perfetti, col colore dell'anima riflesso all'esterno sulla pelle nuda e
invitante nella sua estatica follia.
La luce, fuori, si sposta tra le case e sulle facciate. Mi piace questo
momento della giornata.
Dopo accurate pulizie casalinghe e una doccia rinfrescante, durante la
quale mi accarezzo a lungo in mezzo alle gambe col palmo della mano,
provocando una eccitante pressione sulle grandi labbra che mi porta quasi
all'orgasmo, posso stendermi sul divano in beata solitudine a gustare le
mie storie. Sono in preda ad una strana euforia, tutto attorno a me
riverbera ricordi ed echi. E' un momento di pace profonda, e sono
esclusivamente assorbita dalla lettura e dalla quiete attorno. Non si
muove una foglia. Eccomi di colpo tra eroi forti solo del loro cuore,
anime intrepide che cercano di cambiare il mondo. Appassionate, alla
ricerca incessante di un significato, del senso delle cose.
La vita del Buddha, il risvegliato, scorre sotto i miei occhi quando Vivi
irrompe nella stanza, armata di pennelli e tela bianca.
Mia figlia. Una splendida guerriera, impetuosa e arrogante.
Manifesta in maniera scandalosa la sua presenza eminentemente fisica in un
luogo. E' capace di smuovere l'aria, di creare un' onda, anzi una
mareggiata di turbamento. Mi sembra di percepire tutti i suoi odori, la
consistenza della pelle e il profumo dei suoi capelli così simili ai
miei.
"Che vuoi? Non chiedermi di dipingere. Non vedi che sono impegnata?
Tu stai trascurando la lettura, i saggi orientali meritano davvero più
attenzione. Sai, intendo abbracciare la dottrina del Buddha".
"Cosa? Vuoi farti buddista? Un'altra delle tue follie, mamma"
"Dammi retta, fa come me, abbandona la tua vita dissoluta. Rispondi
fiduciosa al richiamo dello spirito".
Naturalmente non sono del tutto seria, in realtà non lo sono mai.
Sono sensibilissima al richiamo di tutto quello che è dissoluto e
trasgressivo, mi serve come linfa vitale per i miei quadri.
"Vacci piano col proselitismo, io sono su un altro versante. Mi
conosci, sai bene che sono una fervente devota di S.Francesco, anzi, per
meglio dire sono innamorata pazza del poverello di Assisi! Eccitata,
potrei dire, dalla sua figura, dalle sue storie che nascondono complessi
significati metaforici. Non manco mai di toccarmi quando leggo quel punto
splendido in cui lui si spoglia davanti al vescovo. Mi scende la mano fra
le gambe quasi meccanicamente, e sono spesso già bagnata. Il mio santo,
nudo davanti a tutto il paese, che esempio di splendido esibizionismo. Le
cronache dell'epoca non ci fanno sapere se ce l'aveva duro, ma immagino di
sì.
In ogni modo, mammuska, ora che abbiamo annodato i nostri giusti fili con
l'aldilà, alzati e seguimi in soffitta. Ho in mente una nuova posizione.
Qualcosa di travolgente. Vedrai, riuscirò a sorprenderti!"
Trasgressiva, indecente, come sempre. Persino più di me alla sua età.
Mi trascina a spintoni su per le scale ripide della soffitta, verso la
botola, il passaggio segreto, che conduce al Nirvana dei colori ad olio.
L'anfratto nascosto del piacere creativo.
E di altri piaceri, a dire la verità.
Ci spogliamo nude, per non fondere di calore in quell' afoso sottotetto.
Lei, dopo essersi scompigliata i capelli, si sistema immobile su un
vecchio tappeto, pronta per farsi ritrarre.
I seni sono piccoli e pieni, le anche polpose e sode. Un corpo in
maturazione, un vero fiore.
La posa che propone ai miei occhi è davvero indecente ma resto fissa,
estasiata, contemplando le sue armoniche fattezze e perdendo per un attimo
i freni inibitori che convengono a una madre, anche nel pensiero.
Questa figliola è davvero sempre più bella. E' il giglio delle valli, la
rosa di Saron.
Chiudo gli occhi abbagliata a quel trionfo di vita, quella sua florida
immagine, che richiama, anche involontariamente tutti i piaceri della
carne oltre a quelli della vista. Mi ritorna in mente la gravidanza, il
periodo dell'attesa. Ricordi carichi di calore che arrivano a tradimento.
Il piacere fisico di esibire la pancia e di lasciarla accarezzare quasi a
tutti. I sogni che facevo, pieni di strani significati ma sempre
coloratissimi e avvincenti.
Mi chiama per scuotermi dal mio torpore.
Con un segno di croce, benedico il candore immacolato della tela.
Fin da piccola mi hanno sempre eccitato gesti della devozione religiosa e
tutta la sontuosa ritualità. Ho ancora stampato nella testa l'odore
d'incenso della messa di mezzanotte, stretta tra i corpi caldi di mia
madre e mio padre, e tutti quei canti, quegli echi e quei movimenti delle
mani che mi procuravano un piacere eminentemente fisico. Ero come
inebriata, e il dolore del legno duro dell'inginocchiatoio mi sembrava un
dolore necessario. Era un masochismo voluttuoso ed estatico.
"Ti ho colto in flagrante, madre fedifraga! Un'aspirante buddista,
non s'abbandona al segno di croce" tuona Vivi dalla sua scomoda
postazione.
"Io sono intrisa di ritualità. Certi gesti sono eleganti e speciali
in se. E tu preoccupati piuttosto di assumere una posa più decente. Vuoi
forse tramandare ai posteri il tuo tondo posteriore così ben in evidenza?
"
"Dovresti esultare per avere sottomano una modella disposta a farsi
ritrarre in questa scomoda posizione!"
In effetti ha ragione. Vedo il suo corpo e percepisco il mio riflesso
dentro al suo. Io, assorbita e perduta nella sua carne. Ma non posso, non
si può.
"Tutta nuda e senza pudori. Questo sei. Una persona completamente
priva di pudore"
Pudore. Difficile capire che cos'è realmente. Ma devo tentare di
educarla, di darle qualche freno, anche se vorrei che restasse così per
sempre.
"Tu non capisci niente! Nel quadro voglio apparire come una
donna-bambina, come Eva, pura e senza macchia, prima di aver morso la mela
avvelenata. Dai, dipingimi così, lo devi proprio fare, se vuoi liberarti
da quei tuoi malsani residui di falso moralismo. Io sono la tua terapia
vivente, l'ultima carta che puoi giocare per scuoterti di dosso quei massi
enormi che stanno facendo colare a picco la tua innocenza creativa. E poi
mamma, chi lo dice che il pudore è necessario? "
"A picco deve andare solo quella tua intollerabile sfrontatezza. Tu
sei mia figlia, non esageriamo, ci vuole un nudo più casto, con le parti
genitali velate, insomma qualcosa di classico, che si riallacci agli stili
passati".
"Io sono una parte di te. Guardami come se analizzassi un frammento
distaccato del tuo corpo, un qualcosa di te che non ti è mai stato
possibile intravedere se non giostrando con gli specchi".
Un gioco di specchi, infatti. Una scheggia della mia carne, forse una
scheggia impazzita ma anche perfetta. Devo mostrarmi inflessibile, almeno
tentare.
"Non darti troppo pensiero per come giostro le mie parti intime.
Adesso quel che conta è che tu assuma in fretta un'altra posizione. E'
assurdo che io mi metta a dipingere una figlia, indecente e abbandonata
come una vitella in calore".
"Vitella in calore? Ti ricordo che per gli indù la vacca è sacra,
quindi inchinati al Sol Levante, prendi il pennello e dipingi"
proclama lei perentoria.
"E' inutile discutere con una testa ostinata come la tua! Ti propongo
un compromesso: io mi sottometto a ritrarti in questa tua posa oscena, se
poi tu accetti di posare in un atteggiamento più sobrio e dignitoso. Ne
sono certa, tu stessa dal confronto giudicherai che un po' di criterio non
guasta neanche nell'arte".
E' nell'indole degli adolescenti eccitarsi per le competizioni e, come mi
aspettavo, anche lei di colpo trasforma il suo umore.
L'idea di una gara di posizioni la rende improvvisamente più malleabile.
Eccola fremere, ingegnarsi, studiare ogni astuzia per avere in pugno la
vittoria. Subito insiste per iniziare con la mia casta posa, pretende che
sia io a maneggiare il suo corpo, facendole assumere un'angolazione più
moderata.
E io tocco la sua carne, la sposto, la plasmo, traendone anche un notevole
piacere. Creta viva, bianca e morbidissima. Il suo respiro all'unisono col
mio.
"Vedrai... - sussurro io felice di averla resa così docile e
mansueta - Vedrai... Queste tele saranno molto più loquaci di ogni
argomentazione sul buon gusto".
"Sì!!! Sì!!! Cominciamo pure dal tuo 'dolce stil vecchio'. Ma
giusto il tempo di scaldare il pennello; quando l'arte comincerà davvero
a pulsarti nelle vene, allora sarà alla mia idea che riserverai le
energie migliori, i tratteggi più focosi!"
E io che avevo già calcolato di renderla inoffensiva dopo quel primo
estenuante atto di posa. Impossibile. La sua natura di amazzone indomabile
esplode sempre, in qualche modo. Comunque è bellissima.
Comincio a tracciare la prima inquadratura; curve morbide e sensuali per
quel suo corpo tutto tondo e poi l'ovale perfetto: di colpo dalla smorta e
pallida tela spunta uno sguardo di sfida e poi ecco apparire una bocca
imbronciata, un naso volitivo.
"Sbrigati! Non stancare troppo la mano su un nudo così melenso,
risparmiati per il mio modello esplosivo".
E mentre lei ulula, io sto già prendendo quota. Leggera, libera mi elevo
sulle ali di quella tela immacolata inseguendo labirinti di fantasia:
linee ora larghe, ora sottili, che catturano i suoi finissimi lineamenti.
Quale droga è più potente dell'arte?
Ti afferra, ti seduce, ti spinge su e giù, in un'altalena di gioie e
dolori, fino a lacerarti nell'orgasmo più inatteso, ignoto,
imprevedibile: quello dell'opera compiuta.
E dopo sei sfinita. Ansimante, a volte. Come dopo l'amore.
"Basta così! - proclama una voce imperiosa - Niente male! - aggiunge
subito dopo aver osservato il disegno - Tre lumache, tre farfalle, fiori
tra i capelli, erba tra le gambe e una prorompente luna piena che
rischiara tutta la magia della notte. Voglio le stesse decorazioni anche
per il mio quadro!"
Mi pone davanti un'altra tela bianca e corre a sistemarsi nell'identica,
indecente posa di partenza. Stavolta non posso neanche protestare, mi sono
fregata da sola con l'idea della gara. Non ho alternativa. Mi tocca
osservare, analizzare, riprodurre dettagli intimi, particolari anatomici
che non oso sfiorare con lo sguardo neppure nella segretezza del mio
corpo. Eppure guardo. La guardo. Sono obbligata anche se cerco di aggirare
l'ostacolo, partendo da lontano: ecco uscir fuori dal pennello quel volto
sbarazzino, incorniciato di fiori, poi la bocca soave, carnosa, invitante,
che fa capolino dall'immensa, soda luna piena del suo roseo posteriore.
Dio mio. Il campo d'azione si restringe!
I miei occhi si rifiutano di vedere. Per pudore. Per paura. La mano
vacilla.
Ho già delineato quegli anfratti, quelle cavità impronunciabili, ma
tutto si è svolto nel segreto del mio ventre, nel buio delle viscere, in
quei nove mesi in cui lievitava solo il mio corpo. Un culo perfetto,
natiche bianche e rotonde, la forma leggermente ovale.
Palpitare lento dei miei sensi.
Paura.
"Non ce la faccio! Non posso! Mi arrendo!" piagnucolo facendo
cadere il pennello tra le gambe.
"Ma è proprio come lo volevo! - esulta lei sopraggiunta lesta in mio
soccorso - Devi solo immaginarmi con l'aspetto di quando ero bambina.
Ricordi, non facevo che camminarti carponi tra i piedi, e quando ti
chinavi premurosa per raccogliere le mie 'offerte votive' non urlavi certo
'non ce la faccio, non posso!' - ride lei - Non è cambiato niente, non ti
fermare davanti a due peli insignificanti".
Le sue parole mi spingono a raccogliere il pennello. Lentamente delineo le
morbide purezze di un'eterna bambina, inseguo la sua infantile conchiglia,
infilo un punto di colore al di sopra del suo femmineo splendore. Mi sento
fusa, ancora una volta gravida di questo tenero corpo burroso. Mi lascio
trasportare.
Ora non mollerei il mio pennello per tutto l'oro del mondo.
"Che nessuno osi staccarmi di qui! " minaccio in preda al mio
raptus pittorico e forse anche erotico.
Nessuno... Tranne lei. La figlia implacabile si alza di scatto, reclama i
suoi diritti "Ehi, questi disegni appena abbozzati sono entrambi
frutto delle mie insistenze. Mettiti da parte! - mi ordina spavalda -
Voglio terminare io il mio corpo! Voglio colorarmi come mi pare,
sbizzarrirmi a dipingere me stessa come mi frulla nella testa".
"Cosa? Vuoi colorarli tutti e due? Potresti riservare più cromatismo
al tuo preferito e lasciar pallido e smorto quel che io spero abbia il
trionfo".
Questa impietosa, acuta osservatrice a cui non sfugge un dettaglio, è
già lì che affila il pennello, pronta a puntarlo come un'arma impropria
contro le mie due inermi, indifese ninfette. E' più che mai decisa a
dirottare il mio volo di linee inestricabili, nel suo mondo di arbitrario
colore.
A malincuore le affido le tele in gestazione, è come se le dessi da
allattare due gemelle col cordone ombelicale ancora avvinghiato alla mia
mente.
Faccio per allontanarmi.
"Ehi, dove vuoi andare! Siediti qui, sotto la finestrella, leggimi le
storie del mio amato Francesco mentre lavoro" mi supplica tutta
suadente, porgendomi il libro dei Fioretti. Vuoi negarmi l'estasi
totalmente fisica che mi provocano le sue avventure?
E anche spirituale, certo. Avanti mamma, leggi"
Apro a caso "S. Francesco mandò frate Ruffino ignudo ad Ascesi a
predicare e poi per provare quella stessa mortificazione, vi andò
anch'egli a quel modo e fecero quel dì molto frutto spirituale..."
"Che audacia! - sentenzia Vivi armeggiando con i colori - E non è
certo la prima volta che il mio santo preferito si libera in pubblico
degli indumenti, si era già spogliato non solo davanti al popolo, ma
persino davanti al vescovo. Quel punto che mi fa impazzire. Chissà che
corpo meraviglioso doveva avere.
Oh, se lui e Ruffino fossero venuti a predicare qui da noi nel sottotetto,
non avrebbero certo dovuto subire nessun genere di mortificazione"
aggiunge lei sempre più euforica.
"Altro che mortificazione! - ribatto io - Trovandoci completamente
nude come loro, si sarebbero subito sentiti a loro agio, sulla stessa
lunghezza d'onda, in serafico clima naturalista".
"E chissà - aggiungo spingendomi ancor più in là con
l'immaginazione - Chissà. forse sentendoci esaltare la bellezza del
creato, le meraviglie della natura, lo splendore del corpo umano, entrambi
si sarebbero commossi e tutto questo forte turbamento sarebbe sfociato in
un'incontenibile elevazione spirituale". Mi rendo conto troppo tardi
di averle regalato armi potenti per eccitare la sua immaginazione priva di
pudore.
"E perché no? Accompagnata da un'altrettanta incontinente erezione
corporale" esclama Vivi sicura di stupirmi.
"Cooosa?" domando stralunata.
"...Benedetto colui che 'viene' nel nome del Signore!" aggiunge
lei rincarando la dose.
Blasfema, senza freni, eppure irresistibile.
"Non sono per niente sconvolta, mia cara! - ribatto io, riprendendomi
in fretta dallo stupore - In fondo è il buon Dio che ci ha creato e agli
animi più sensibili. Egli ha concesso pure il privilegio di altre liquide
valli, insomma di 'godere' la vita più intensamente. Ricorda, le parti
genitali non sono che l'antenna, il trasmettitore visibile delle emozioni
interne, e quando quest'ultime si fanno prorompenti, anche il corpo
esplode di riflesso. E allora... "
"E allora sono fuochi d'artificio! Orgasmi cosmici! Attimi senza
tempo! Pregustazioni anticipate dell'aldilà! Assaggi di Paradiso!"
Proseguo nella lettura:
"Un giorno Francesco, giunto in un bosco, vide raccolti insieme
moltissimi uccelli d'ogni specie e grandezza!!!"
"Ma è davvero una coincidenza sorprendente! - sussulta Vivi - Anche
quando apri un libro a caso, a te capitano sempre e solo storie di
uccelli, e non tutti uguali, fatti in serie, ma d'ogni specie e
grandezza!!! E si può dire che la tua vita sia esattamente questo:
frequentazione e contatto con uccelli di ogni specie e grandezza"
Trattengo l'indignazione, in realtà un po' drammatizzata ma la sento
parte del mio dovere di madre, attendo paziente l'occasione per ricambiare
la sua 'gentilezza', occasione che si presenta propizia subito dopo:
"Francesco che era così amante delle creature inferiori e
irrazionali... hai sentito? Amante delle creature inferiori e
irrazionali!!! Oh, se ti avesse conosciuta, non ho il minimo dubbio, ti
avrebbe subito amata alla follia!"
"Amore pienamente ricambiato! - mormora lei con aria trasecolata -
Sii… Sarei stata pronta a mettermi a quattro zampe, pur di vivere
nell'ebbrezza continua della sua follia". E in quel suo 'sii' colgo
un sussulto quasi orgasmico.
Solo lei poteva trasformare una così sagace battuta, in una bestiale
dichiarazione d'amore.
Respiro profondamente in un estasi di dissolvimento e continuo a leggere.
"Francesco salutò gli uccelli e notando che non volevano andar via,
tutto felice, li esortò ad amare Dio, dicendo loro 'Fratelli alati,
dovete lodare sempre e molto il vostro Creatore. Dio vi fece nobile fra le
altre creature, vi soccorre e vi guida dispensandovi da ogni
preoccupazione'".
"Che hai detto? Che spaziano nell'aria, dispensati da ogni
preoccupazione? - m'interrompe la caustica fanciulla, armeggiando con
pennelli di ogni dimensione - Ma non è quello che fanno anche i tuoi
'nobili' uccelli in quegli incontri ornitologici ai club privé? Non sono
tutti guidati dall'alto verso il tuo nido caldo e accogliente?"
Sbuffo senza controbattere, attendo paziente che si affacci un'altra
opportunità per risponderle a tono, come merita una scostumata ragazza
che, se non fosse mia figlia, non esiterei a definire maleducata.
"Alle parole di Francesco gli uccelli manifestarono il loro gaudio
con segni vari: allungando il collo, sfregando le ali, aprendo il becco
guardando a lui…"
"E poi dicono che l'uccello non sa esprimersi. Ma è tutta questione
di saperlo stimolare al dialogo. E tu, in questo, sei un talento naturale.
Con te gli uccelli manifestano sempre il loro gaudio; insomma, quelle care
bestiole ti si sfregano contro che è un piacere" ribatte lei che
sembra una tavolozza di colore vivente, ora che tra i suoi capelli
spuntano ciuffi verdi e blu.
"E tu adori quando la loro carne deliziosamente inturgidita si sfrega
sulla carne calda e morbida delle grandi labbra. Vero? Il tuo calore e il
tuo meraviglioso anfratto sono il rifugio preferito dai volatili, non ce
n'è uno che rifiuterebbe di farci una siesta".
Sorda alle sue provocazioni, proseguo imperterrita, attendo fiduciosa il
mio momento di rivalsa:
"Egli andava e veniva liberamente in mezzo a loro, sfiorava con la
sue veste le testine e i corpicini delicati…" m'interrompo da sola.
E' come se intuissi il suo pensiero e lei a conferma sta già ridacchiando
con il pennello tra le labbra
"Ah… Ah… Stavolta voglio risparmiarti la battutella mordace!
Anche tu 'vieni' liberamente in mezzo a loro sfiorando le testine e i
corpicini delicati" ribatto imitando la sua querula vocina.
"Hai doti di telepatia o ti piace darti la zappa sui piedi? - incalza
lei stupefatta - Considerando la prima ipotesi, sei troppo sbrigativa… -
aggiunge in vena di più ampie delucidazioni - Quando tu 'vieni'
liberamente in mezzo a loro, senti radunarsi intorno a te, stretto
stretto, tutto lo stormo gorgogliante. All'improvviso si svolge una specie
di processione, una migrazione di massa verso il tuo lido caliente. Oh,
come li sai coinvolgere tutti ad arte! Chi resiste alle tue frasette corte
ed eccitanti, intervallate da gemiti e sussulti 'Uh, uh… Sei fantastico…',
'Oh, oh… Mi fai impazzire! Dai, dai… Sto venendo!!!', 'Così, così,…
Non ti fermare… Ancora… Sì… Sì sììììì!' Ti allarghi, ti
inarchi, è come se ti vedessi, stringi le gambe sulla loro schiena , li
graffi, li monti...
Oh, come li fai 'venire', quando 'vieni' liberamente in mezzo a loro! Li
vedo elevarsi tutti alti nel cielo, in un'ascensione da te sapientemente
guidata… Su, su verso le esaltanti vette del piacere, li vedo
'liberarsi' leggeri... voglio dire librarsi leggeri negli spazi
dell'infinito godimento, in una esplosiva apoteosi di allegri e
scoppiettanti cinguettii".
Sono ammutolita e anche un po' compiaciuta della sua capacità
intellettuale e dialettica, a dire la verità. Certe immagini poi mi hanno
provocato dei sussulti di eccitazione.
"Dai, dai, continua a leggere!" mi comanda lei in fibrillante
attesa di nuovi eccitanti doppi sensi.
"No. Mi rifiuto categoricamente di offrirti lo spunto per i tuoi
sarcasmi".
"Uh, che spiritello represso!"
"Sarò repressa, ma se non la smetti con le tue ironie ti dipingo di
verde anche i peli del pube, così almeno sei in perfetta tinta coi
capelli" sbotto alzandomi di scatto dal mio cantuccio, per
raggiungere la sua postazione. Lei, in febbrile movimento, si alterna ai
due cavalletti; si sposta in continuazione da un quadro all'altro,
nutrendo il suo di spesso strato di colore, il mio di avanzi, qualche
magra, sbiadita pennellata. Ma il vero capolavoro è il suo splendido
corpo che si sposta rapido e sensuale nello stesso tempo illuminato a
sprazzi dalla luce liquida e leggermente arancione che entra dalla
finestra.
"Perché uno è così pietosamente monocromo, mentre l'altro
straborda di colore? - le domando osservando la diversità di trattamento
del mio parto gemellare - Perché al tuo riservi latte sostanzioso, mentre
al mio propini solo insipida acqua calda?"
"Sfumature evanescenti per te, colori forti per me. Tutto in tono con
le nostre personalità"
"Non è piuttosto che hai deciso di mettere in risalto il tuo
capolavoro, per lasciare la mia povera Cenerentola in disparte, con un
vestito smunto e scolorito? Ti avverto, la gara è valida solo se i
cromatismi sono distribuiti con imparzialità".
"Ma è davvero un peccato demolire un'atmosfera così rarefatta,
così sospesa in un tempo non definito!"
Forse, penso cercando di prendere sul serio la nostra conversazione, ha
preso dalla bisnonna quelle splendide labbra carnose.
"Definito è invece il tempo che ti resta per provvedere
tempestivamente a colmare le differenze, altrimenti intervengo di
forza" le ingiungo minacciando di strappare dal cavalletto la
creatura tanto trascurata.
Carnose e sensuali, morbidissime.
Voglia di morderle o di baciarle?
Lei è il mio vero capolavoro.
"La verità è un'altra - chiosa lei - A me sembrava che il colore
potesse togliere spontaneità al tratto iniziale, alterare l'incisività
del segno, insomma oscurare la straordinaria abilità della tua
mano".
Sono sempre stata sensibile alle lusinghe. Subito, infatti, il mio umore
riprende quota, si gonfia sotto il fiato della sua astuta adulazione,
mentre lei suadente, con gli occhi sgranati "Ma il colore è davvero
necessario? Il suo apporto è davvero così determinante? Ad alimentare lo
sguardo non potrebbe provvedere solo l'impeto del graffio, quel solco
possente, che sembra sverginare il bianco immacolato della tela?"
L'effetto e lì, sotto gli occhi, più osceno che mai: i glutei rosei
scoppiano, si fanno largo per uscire dalla tela, curve procaci, inviti
insistenti a palpar carne, mentre il seno turgido, cremoso sembra sul
punto di colar latte, spruzzi irriverenti in faccia a chi guarda attonito.
Che ho io da insegnare a questa perversa Lolita del pennello?
Ma la parte indulgente, quella materna, così tonta, così cieca
all'evidenza, così incline al ruolo di pedante pedagoga, non resiste al
richiamo educatore:
"Noi scambiamo energia con ogni forma di vita. - tuono camminando
avanti e indietro a testa alta, per non incrociare lo sguardo saccente
della mia scaltra apprendista - Osserva questi tubetti di colore, non
sembrano personcine pronte a svuotarsi, pur di donare una vibrazione, una
scossa forte alla tua tela? Il verde riposa, il rosso eccita, il bianco
purifica, l'azzurro eleva… Ognuno di essi ti offre qualcosa di
esclusivo. Usali, usali tutti! Non ti fissare sulla stessa onda cromatica.
Prendi un colore, portalo sulla tela, afferrane un altro, saziatene,
riprendi quello di prima. Sii onnivora, vorace, avida di tinte nuove!
Cambia sempre se vuoi avere una gamma ricca e variegata. Ricorda, un
quadro è cosa viva e come tutte le cose vive deve ubbidire alle leggi di
natura… E tu sai bene come la natura ruoti intorno ai cambiamenti!"
"Ho capito! - proclama lei piroettando avanti e indietro sul
seggiolino girevole - Dipingere non è altro che una metafora della vita.
C'è chi intinge l'esistenza in un piatto di insipido, monocromo grigiore
e c'è invece chi strizza e spruzza ovunque tubetti di colore".
"Sai, cos'ha in comune la nostra disordinata soffitta con un lussuoso
club privé?" aggiunge poco dopo sgabellando ancora senza sosta.
Non mi lascia il tempo di riflettere:
"In entrambi i luoghi - proclama l'esperta - si assiste ad uno
sfilare di eleganti, nobili tubetti, alcuni incollati alla loro egregia
tavolozza, altri qui e là, sparsi e spiaccicati ovunque, tutti però
smaniosi di svuotarsi, di combinarsi con le tette… hm con le tinte più
vivaci; devo proprio venirci un giorno".
E scoppia in una risata cristallina e limpida, buttando la testa
all'indietro. Una macchia di verde è finita proprio sul suo capezzolo
sinistro e la fa sembrare una strana indigena.
"Ma che esultanza di colori! Tutta orgasmi e giravolte la tela della
vita? Che strane idee ti sei fatta? Alla tua età non c'è bisogno di
eccessi cromatici da club privé. - intervengo io smorzando il suo
entusiasmo - A te basta scalpitare in allegra compagnia, frequentare gente
estrosa, insomma ci vuol poco. Già il sentirsi guardate e corteggiate fa
salire il calore, già un bacio sulla guancia aumenta la febbre della
vita".
Mi sento un po' mia nonna a parlare così, ma a volte sento di dover
essere rigorosa, o almeno fingere. Lei ha bisogno di potermi ferire, di
indagarmi nelle viscere, dentro la carne, per poi leccare golosamente il
sangue che produce.
Sento emozioni di ogni tipo scavarmi dei sentieri nel cervello, nei nervi
e nei sensi, provo qualcosa di innominabile, direi, per Vivi.
Ma perché poi non nominarlo?
Amore, puro e assoluto.
Ma torniamo alle nostre baruffe.
"Fra un mese compirò diciott'anni! - brontola ostinata - E voglio
vedere chi mi impedisce di fare un sopralluogo dove mi pare e piace. L'hai
detto tu che il vero artista deve essere eclettico, aperto a tutto, goloso
di sfumature, insaziabile di tonalità, e allora cosa c'è di male se
anch'io mi tengo pronta?
Sento già il richiamo dei tubetti in calore, la voglia di azzardare tipi…
Hm tinte impossibili, il bisogno di accostamenti sempre più audaci!"
"Preoccupati piuttosto di soddisfare la mia vergine delusa! Quella
poveretta è stanca di non essere mai penetrata dal colore. La senti? Sta
reclamando la sua dose di robuste pennellate."
Vivi promette e ripromette di darsi da fare con la tela illibata e subito
si mette a versar rivoli di rosso, giallo, verde, sulla tavolozza già
strabordante di impasti e dense miscele.
La guardo estasiata: il seno candido, acerbo, fanciullesco, i capezzoli
appuntiti, rigidi come pennellini di riserva, il ventre tondo da bimba
viziata, l'incanto dei peli ricci appena fioriti, e poi le cosce sode,
tornite, macchiate di oro e vermiglio… giù, giù… fino ai piedi
scalzi, morbidi, infangati di polvere e colore…
E' più quadro la tela o tutta la coreografia che la circonda?
"Ehi, che cosa fissi? Punta lo sguardo sul libro, non sul mio
corpo".
"Non posso farne a meno! E' più forte di me. Tu mi fai perdere il
controllo. Lo riconosco: sei tu il mio capolavoro. L'opera d'arte che mi
lascia sempre senza fiato, il quadro vivo che…"
"Basta, basta… Non esagerare! Con te non si sa mai, cominci con le
adulazioni e potresti finire con l'appendermi al muro. Se mi trovi così
irresistibile, cerca di accondiscendere alle mie richieste, continua a
leggere… ti prometto di non fare più commenti".
Impossibile rifiutarle qualcosa. Proseguo.
"Un giorno Francesco salvò un leprotto imprigionato in una tagliola.
L'animale lasciato subito libero si rifugiò spontaneamente nel suo
grembo, come in un luogo assolutamente sicuro, rimasto un poco in quella
posizione riceveva affettuose carezze dal frate.
Quando Francesco lo invitò a tornare libero, quello, messo a terra, gli
rimbalzava ancora addosso, finché il frate non lo fece portar via".
"Non resisto . Ti prego lasciami dire l'ultima" ribatte quella
fedifraga, ormai tutta schizzata da un turbinio di colori.
Acconsento rassegnata.
"Indovina, indovinello: qual è quell'animale che si rifugia
spontaneamente nel tuo grembo, come in un luogo assolutamente sicuro, che
rimane tutto felice, in quella posizione, ricevendo affettuose carezze?
Qual è quella bestia selvaggia che invitata a tornare libera, ti rimbalza
ancora addosso finché…"
"…Finché non ti faccio verde dalla testa ai piedi!" la
interrompo tempestiva soffocando le sue allusioni.
"Dai, vieni a dare un'occhiata ai dipinti! - incalza lei per
rabbonirmi - Che te ne sembra? I cromatismi ti paiono finalmente
distribuiti con imparzialità? Si può procedere col verdetto della
giuria? Spero solo che tu non abbia critiche di riserva, perché la tua
stravolta Picassa, ora si concede una tregua di meritato riposo!"
aggiunge buttandosi all'indietro su un polveroso canapé.
"Mio Dio! - esclamo io osservando stupita il risultato di quel suo
convulso lavorio - Hai disteso anche la tua favorita. E non su un classico
giaciglio di petali di rosa. No!! L'hai adagiata su un letto di piselli,
le hai creato un'ammucchiata di legumi tra le gambe. Sembra proprio lì
sul punto di scivolare su una scelta davvero variegata. La mia invece…
Mmhhh… Sulla mia il tuo innesto creativo non riesce proprio ad
attecchire.
Poveretta, l'hai accontentata con due colpi secchi di colore, così
frettolosi da renderla ancor più esasperata, più vogliosa e
insoddisfatta di prima, di quando te l'avevo affidata con la
raccomandazione di renderla donna, viva di colore!"
"Ooohhh! - esclama lei meravigliata - E' proprio vero! Senza
rendermene conto, ho seminato piselli dappertutto".
"Mentre per la mia ti sei trovata di colpo senza scorte".
Forse è il giorno delle metafore, questo.
"Ho letto da qualche parte, che quando si dipinge di getto, riaffiora
sempre anche il linguaggio criptico dell'inconscio".
"Criptico? Cosa c'è di criptico in quella tua testolina vulcanica
sempre in erezione… in eruzione?
"Lo ammetto! Mi sento sempre un po' eccitata! - dichiara lei
portandosi una mano tra le gambe - Ma non divaghiamo troppo sulle mie
voglie bavose, procediamo piuttosto all'elezione del quadro vincitore,
secondo me…"
"Non ci sono dubbi! - la interrompo io alzando tra le braccia la sua
tela, parandomi dietro la sua bella prediletta - La posa non è delle più
caste, ma su di lei, sulla tua amata donzella in calore ti sei lanciata
con tanta foga, da renderla davvero degna dell'alloro".
Abbasso il quadro e il mio sorriso incrocia lo sguardo perplesso di
Vivienne che non sembra convinta più di tanto.
"Non mi credi? Ti sembra una presa in giro? - insisto io - Allora
osserva entrambe le fanciulle! A chi non balza all'occhio che solo quella
a quattro zampe ha l'aria davvero realizzata? Guarda! Sembra voltata verso
di te solo per lanciarti sguardi d'intesa. Ah, com'è riconoscente per
averle riservato la tua dote migliore, la tua più travolgente qualità:
quel maneggiare con consumata destrezza, con foga inesauribile, con
sfrenata passione ogni specie di pennello, dal più largo al più
snello".
Non ho ancora finito di gustare quella che in realtà considero la mia
rivincita, la soddisfazione di essere finalmente riuscita a ricambiare
tutte le sue abbondanti ironie, che lei già ribatte serena:
"Sono lusingata per i tuoi elogi, per gli inattesi riconoscimenti, ma
questo non è certo il momento di distrarsi infilandomi degli allori.
Dalla mia postazione non sfugge nulla, da qui posso osservare due quadri
in fase embrionale, tele incompiute, che necessitano di infiniti ritocchi
e per le limature di perfezionamento non basta un'apprendista, una povera
neofita come me, ci vuole qualcuno esperto, qualcuno che col pennello ci
sappia fare sul serio".
Ci scambiamo ancora i ruoli, ora sono io che mi divido davanti ai
cavalletti; lei, ancora comodamente allungata sul sofà, sta per iniziare
il suo turno di lettura:
"In questo capitolo Francesco libera i pesci accalappiati dai
pescatori!"
Dopo una lunga pausa di silenzio, al suo mutismo giunge il mio reclamo:
"Che fai dormi?"
"Sogno! - ribatte lei - Sogno Francesco! Così stravagante, puro,
controcorrente, il mio ideale di uomo".
"Eccolo! Eccolo! - la risveglio io - Il tuo diletto sta saltando
dall'abbaino della soffitta. Con una mossa acrobatica viene in visita alla
sua bestiola preferita. Ecco che solletica pure questi due pesciolini
colorati!" aggiungo stuzzicando gli alluci verdi della figliola.
"Ah, se davvero entrasse qui dentro, così all'improvviso ti
assicuro, nessuno potrebbe trattenermi dal saltargli addosso, lo bacerei
tutto, gli farei… "
"Meraviglia, sta venendo! Ce l'ha fatta, si è tirato su dal
nulla!" esplodo io euforica.
"Cooosa? Ti consideravo così castigata, repressa, invece…"
"Ma che hai capito? Mi riferivo al quadro! Scusa, ma per me è
difficile seguire i tuoi vaneggiamenti e al tempo stesso concentrarmi sul
colore.
Ma… Ora che ci penso, anche se involontariamente sono riuscita a
sconvolgerti. E io che ormai giudicavo impresa disperata la possibilità
di scalfire la tua corazza di ferro e invece… per sbaglio…"
Lei non si degna nemmeno di rispondermi.
Si volta a pancia in giù, s'immerge nella lettura, risucchiata di colpo
da quel caravanserraglio di uccelli, pesci, leprotti e mammiferi vari.
"Cosa stai meditando?" le domando dopo una lunga pausa di
silenzio.
"Ho deciso. Voglio farmi francescana!"
"Cooosa? ...Ma sì, in fondo è una buona idea! Una fervente intesa
come la nostra, tra una pazza buddista e una folle francescana, non può
che produrre opere di stile misto, il meglio delle due tradizioni... Un
connubio tra Oriente ed Occidente, un impasto di Sol Levante e di Sol
Ponente, un amalgama di sole che sale e di sole che scende... "
"Un sole che va su e giù, giù e su... su e giù... tutti i giorni
per tutto l'anno! Sai, non ci avevo mai pensato, ma sulle nostre teste
abbiamo l'apoteosi dell'erotismo. Allora la pioggia..."
"Noo! Bastaaa! Hai vinto! Riconosco di essere repressa, ma, ti prego,
risparmiami la metafora erotica della pioggia".
meglio... cosa intendi?" indago io curiosa.
"Sarò chiaro! Intendo dire che io sono estremamente selettivo. Le
brutte che mi corrono dietro, non ottengono da me nessuna prestazione. Io
godo solo nella 'conquista', che consiste nel corteggiare e far l'amore
con una donna bella al mio livello o anche più di me!"
S'avvicina un cliente, uno dei tre con i quali avevamo brindato
all'inizio, Max si interrompe di colpo.
Il giovane alto, dalla mascella possente, scuote la testa per liberare il
volto dai fluenti capelli, poi, guardandomi sorridente, bisbiglia qualcosa
d'incomprensibile all'orecchio del gestore; tra i due traspare una forte
complicità. Osservo l'espressione di Max che fa un cenno risoluto del
capo, esprimendo un deciso diniego. Subito dopo, il seducente cavaliere mi
bacia la mano, saluta cordialmente e si dilegua in tutta fretta.
"Che ti ha detto?" sussurra Piero curioso.
"Pensava di potervi essere utile, ma non avendo ricevuto nessuna
esplicita richiesta da parte vostra, ho declinato la sua offerta di
collabor…"
"Anche noi miriamo alto!" lo interrompe Piero.
La visita ai piani superiori è ormai terminata, si ridiscende, ci si
avvia verso la pista da ballo.
Nel locale, oltre al barman, sono rimasti un certo Giacomo e un tipo
pelato. Li osservo da lontano, loro ricambiano il mio sguardo con aria
supplichevole "Ti prego, facci uscire dal limbo! - sembrano gemere-
Facci godere, regalaci insieme al tuo accompagnatore un po' di felicità.
Siamo disponibili e pronti a tutto, con membri vogliosi ma docili".
Decido di scatenare tutte le mie energie per sollevare il morale della
truppa.
"Basta con questo lamento funebre! Largo al ritmo caraibico! Voglio
musica brasiliana!" ordino perentoria rivolta a Max.
Nell'aria si diffonde la lambada con la sua carica di energia travolgente.
Ballo libera, circondata da tre focosi pirati: Piero, Giacomo e il pelato.
"Forza filibustieri, scateniamoci!" urlo per incitarli al
movimento.
Il romanzo prosegue…
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